Chi parla alla Generazione Z?

Passiamo mesi, anni, a dire che la cultura non è considerata e poi, quando la cultura cerca di farsi notare, improvvisamente parte il boicottaggio.

Mi riferisco nello specifico alle reazioni nate in risposta a come gli Uffizi hanno sfruttato la presenza di Chiara Ferragni.

Parole, parole, parole sono state spese in merito a come gli Uffizi hanno risposto alla visita dell’influencer, ma con l’occasione voglio allargare il raggio di azione e farti notare come alcuni luoghi turistici e alcuni Musei stiano sfruttando a loro vantaggio le celebrità di oggi: gli influencer.

Vediamo i singoli casi e cosa è successo nello specifico.

Chiara Ferragni e gli Uffizi

È sulla bocca di tutti, decine di intellettuali si sono espressi contro la scelta degli Uffizi di pubblicare sul loro profilo una foto di Chiara Ferragni di fronte alla Venere di Botticelli, parlando di canoni estetici.

La celebre influencer era nell’attrettanto celebre Museo fiorentino per una campagna di Vogue France. Non si sa cosa riguardi la campagna, ma, nonostante l’estrema indignazione che ha sollevato questa azione, è abbastanza normale affittare spazi per realizzare campagne, sfilate di moda (come succede al Louvre) o girare scene di film. Il Guggenheim di New York in quanti film è stato inserito?

Affitto di location significa introito per il centro culturale, introito che, nella maggior parte dei casi, corrisponde a centinaia di biglietti staccati, numeri che difficilmente si riuscirebbe a fare in tempi così ridotti. Soldi (ebbene sì uso questa parola orrenda) che aiuteranno il museo nella conservazione dei beni, nelle attività di ricerca, nel mantenimento della struttura, nel pagare gli stipendi (era brutta la parola soldi, ma davvero si pagano gli stipendi con le donazioni? No more fear, please!).

Ma la Ferragni agli Uffizi ha fatto scalpore, perché il museo non ha perso occasione di rilanciare questa visita e di sfruttarla a suo vantaggio. 

Una mossa markettara (orrore!) che ha dato visibilità al museo verso i grandi assenti dai musei italiani: gli adolescenti. Non si sa se gli Uffizi siano o meno interessati a questa fascia di età, certo è che il museo ha aperto un profilo su Tiktok e forse un po’ di voglia di togliersi di dosso quell’aura patinata c’è.

Ma torniamo alla Ferragni. Come dicevo, e come immagino abbia visto anche tu, si è alzato un polverone da parte dei puritani dell’arte. Perché non puoi paragonare la Ferragni alla Venere e perché no, la Ferragni è il male a prescindere.

Guardando i numeri, la presenza dell’influencer agli Uffizi ha mosso diverse centinaia di adolescenti che, per emulare la loro diva, si sono riversati nel museo. Stiamo parlando di poco più di 700 fanciulli, niente di sconvolgente, ma che per gli Uffizi significa un +27% di ragazzi adolescenti rispetto agli stessi giorni dello stesso anno. Qui la fonte da cui ho preso i dati e i relativi dettagli.

Mi sovvien una riflessione

Sono vicina a tutti i puritani del museo, vi capisco, aggiungo anche che a me la Ferragni non suscita poi tutta questa simpatia, ma è innegabile che la furbizia degli Uffizi è stata grande e soprattutto, a parer mio, motivata.

Ricordiamo che lei e il marito, Fedez, hanno avuto un ruolo importante nelle diverse campagne di raccolta fondi lanciate in favore degli ospedali. In Italia il crowdfunding manco sapevamo come si scriveva prima di marzo!

Certo pensare che i ragazzini vadano al museo grazie alla Ferragni genera indignazione, scalpore. Ma se fosse quella la strada per iniziare ad avvicinare i giovani all’arte?

Chi mai gli ha detto che andare al museo è una FIGATA?

Se ho imparato ad apprezzare Leopardi non lo devo di certo al mio prof del liceo, ma lo devo ad Alessandro D’Avenia, professore che ha scelto di spiegarlo ai ragazzi attraverso un libro e uno spettacolo teatrale, strumenti che urlano che Leopardi non era uno sfigato cieco, gobbo e frustrato, ma un ragazzo di grande sensibilità e fragilità, una persona da amare, insomma! 

Non credo che quei 700 fanciullini torneranno presto agli Uffizi. Ma se almeno uno di loro ha scelto di iniziare a interessarsi ai musei, all’arte, beh allora la vittoria c’è stata!

Questa mossa “markettara” è riuscita ad accompagnarli in quel luogo da dove tendono ad allontanarsi. Le colpe sono molteplici: la scuola, i genitori, il mondo che offre di più…

Ma invece di stare qui a interrogarci sulle colpe, chiediamoci cosa trarre di buono da questa scelta fatta dagli Uffizi.

Cristina Fogazzi, alias l’Estetista cinica, e il Touring Club Italiano

Il Touring Club (organizzazione non profit) ha costruito una campagna che si chiama Estate nei borghi e ha scelto di promuoverla attraverso Cristina Fogazzi, meglio nota come Estetista Cinica, e Paolo Stella. L’esperienza si è trasformata in un bellissimo viaggio per l’Italia che ci è stato raccontato dalle pagine Instagram dei due influencer.

I borghi visitati sono Borghi Bandiera Arancione, luoghi dell’entroterra italiano, caratterizzati da bellezza, ottimi prodotti culinari e grande accoglienza. Esiste anche un sito dedicato all’iniziativa.

Eresia?

Cristina Fogazzi è sì un’estetista, ma non è da ascrivere a quelle con la pelle straperfetta e la linea da invidiare. Cristina è una di noi, adora mangiare e bere buon vino, chiacchierare, rilassarsi e farsi coccolare.

Personalmente la ammiro molto per il suo essere donna e imprenditrice. Mi è piaciuta molto durante il periodo Covid (lei è bresciana!) e soprattutto apprezzo la sua sincerità nel rapportarsi anche con cose che non conosce, arrivando anche a dire: “Se non so niente sulle cose non mi esprimo!”. Cosa rara di questi tempi!

Da questa iniziativa è uscita una simpatica commistione di sacro e profano. Accanto alle bende drenanti, a base del celebre sale di Epsom, vedevamo paesaggi incantevoli, resort da sogno e piatti che facevano dimenticare i chili di troppo presi in quarantena.

Un progetto che ha fortemente senso se pensato nella strana estate 2020, in cui molti torneranno a scoprire le bellezze italiane.

Mahmood e il Museo Egizio

Voliamo ora a Torino.

E nel museo più celebre di tutta la città sabauda non c’è solo spazio per le mummie. Nei giorni scorsi Mahmood ha girato il video della sua ultima canzone. Ragazzi, con uno statuario rifatto dal premio Oscar Dante Ferretti, vuoi non andare a girare qua dentro il video della tua ultima canzone?

Per altro avete presente quanto è scenografico quel luogo? Nero, pietra e specchi. Magico!

Orrore?

No, contaminazione. E speriamo anche promozione del museo.

Il target dimenticato

La generazione Z rischia sempre di più di conoscere il mondo attraverso i social media. Dall’arte al sesso, dalla cucina al mondo intero. Giusto o sbagliato che sia, questo va gestito. La tecnologia sarà sempre più parte delle nostre vite. Quelli che paiono fighi sui social sono i nuovi divi di Hollywood e sono belli perché tutto quello che fanno, che toccano, pare diventare immortale.

Non lasciamo la generazione Z in balia del patinato e cerchiamo di trovare spazi in cui infilarci con le nostre organizzazioni facendo advocacy, influenzando a nostra volta i ragazzi, facendogli capire quanto è bello essere al nostro fianco, impegnarsi, cambiare il mondo.

Virgola e la storia dell’arte su Instagram

Ci sono poi influencer che non fanno rumore. Tra questi voglio citare Virgola, che abita a Firenze, è laureata in Storia dell’Arte, fa l’illustratrice e porta i suoi follower in giro per musei, città e chiese.

Una meraviglia!

A volte poi fa dei simpatici quiz sulla storia dell’arte, si perde in lunghe storie di Instagram per raccontare i quadri.

Certo, Virgola non fa rumore quanto la Ferragni, ma ben vengano anche questi divulgatori che dicono che l’arte è bella, che bisogna innamorarsi dell’arte.

Io che visito per la prima volta l’Egizio a 32 anni.

Sono stata per la prima volta all’Egizio all’inizio di questo anno, il 1° gennaio. Non avevo mai considerato troppo gli Egizi perché non mi avevano appassionato troppo a scuola.

Invece mi sono ricreduta. Ho avuto la fortuna di fare un giro con un egittologo che mi ha fatto scoprire un sacco di peculiarità e di curiosità degli Egizi. Per esempio: sapevi che scrivevano anche senza usare i geroglifici? E sapevi che sono stati ritrovati cocci di vasi con annotata la lista della spesa?

Il punto è che io al museo Egizio ci sono entrata a 32 anni per la prima volta, perché le mie maestre non mi avevano portato e non è mai capitato di venirci con i miei genitori.

Forse se non mi fossi imposta di vederlo, non avrei mai speso il mio tempo.

E allora forse una Ferragni, un Mahmoud, una Cinica, possono aiutare le giovani generazioni ad avvicinarsi al mondo dell’arte. L’Estetista Cinica è nota anche per aver lasciato biglietti sospesi al Guggenheim di Venezia. E no, non lo fai per farti figa. Lo fai perché ci credi!

Ho capito che…

Mi sono chiesta: ma io, da Fundraiser, perché devo preoccuparmi di questa storia?

Due sono i motivi principali che vedo.

MOTIVO NUMERO UNO

Raccontare un luogo, un museo, una realtà fa parte del nostro lavoro e solo raccontando si fanno vivere le emozioni che portano le persone ad avvicinarsi a questi mondi e poi a sostenerli.

All’estero è molto più diffuso, un po’ meno da noi, affittare i luoghi culturali per promuovere film e collezioni di moda o per fare cene aziendali.

Non c’è niente di male nel vivere i luoghi museali in modo diverso.

Non c’è niente di male nel coinvolgere influencer per promuovere realtà poco conosciute.

Sono certa che molti piccoli musei vorrebbero che Chiara Ferragni si facesse un selfie davanti alle loro porte.

Certo è che il mondo poi non si ferma con il suo selfie, ma il tutto va gestito e accompagnato nel tempo. La generazione Z va presa per mano a modo suo.

MOTIVO NUMERO DUE

Il tema centrale di questo dibattito è il mondo giovanile, in particolare quello degli adolescenti, la generazione Z.

Qualcuno alzerà la mano per dire: “Ma i giovani non donano!”

Nì. Sarebbe più corretto dire:

  1. i giovani non hanno grande disponibilità per donare
  2. non chiediamo mai granché ai giovani

E allora, cari fundraiser, perché non iniziare a costruirci oggi il database di domani?

In un momento in cui acquisire un’anagrafica sta iniziando a diventare costoso, mantenerla, poi, lo è ancora di più, perché non proviamo ad avvicinarci a quei mondi, a quelle generazioni meno frequentate?

Quando si è adolescenti si hanno molte energie. Se ben incanalate si possono andare a smuovere le montagne. Ricordiamoci sempre di Greta e di tutti gli scioperi che hanno smosso orde di giovani in tutto il mondo.

Ora concludo veramente!

Quindi non scandalizziamoci se gli Uffizi hanno sfruttato la Ferragni. Cosa dovevano fare, insabbiare tutto? In fondo non ha dato fuoco al museo, no?

Non facciamo i puritani. Sono certa che nessuno in pieno lockdown, se non gli addetti ai lavori, si sia preoccupato che in quei giorni non ci fosse nessuno ad osservare da vicino la Venere di Botticelli.

Cosa voglio dire con questo?

Ricordiamoci, e lo scrivo anche per me, di prenderci cura ogni giorno del nostro patrimonio e di valorizzarlo. Ricordiamoci di divulgarlo verso chi un domani ne diverrà custode, cercando di fargli capire il suo valore, arrivando a spiegarglielo con i linguaggi che capisce, con le voci che ascolta.

E ora agli Uffizi va l’arduo compito di mantenere quel +27%, perché non sono i “picchi” a fare la differenza, ma è la costanza a cambiare la storia!

Concedimi ancora qualche riga

Proprio questo mese è mancata una donna che ha capito quale fosse realmente la potenzialità del patrimonio artistico in Italia.

Giulia Maria Crespi, fondatrice del Fondo Ambiente Italiano, FAI.

A lei, ai suoi sogni e alla sua forza va il nostro grazie.

Grazie, perché ci ha reso accessibile luoghi meravigliosi e spesso dimenticati, perché in quei luoghi noi possiamo farci tutti i selfie che vogliamo, raccontandoli.

Grazie perché il FAI ha inventato le Giornate del FAI. Gratuite. Divulgative. Che hanno avvicinato i giovani delle superiori e delle università, portandoli a cimentarsi nel ruolo di guide turistiche.

Questa è un’altra azione per avvicinare i giovani all’arte, alla cultura. Chissà che magari la Ferragni non sia solo il primo step di molti, il primo appuntamento di una storia d’amore per la cultura che durerà tutta la loro vita.

Io voglio crederci, voglio sperarci, perché non è vero che è tutto da buttare. Non è vero che da questi ragazzi non si tira fuori niente di buono.

Penso che potremo lamentarci delle markettate solo quando avremo trovato un modo alternativo di avvicinare i giovani all’arte. Per il momento, va bene così.

Altre secchiate: torna l’Ice Bucket Challenge

ice_bucket_2015

 

Sicuramente ricorderete la scorsa estate per il suo clima poco estivo e per la quantità di pioggia che si è abbattuta sulla nostra penisola, sud escluso che pare essere stato ripetutamente e costantemente baciato dal sole. Accanto all’acqua che scendeva dal cielo, si è diffuso un simpatico fenomeno che in breve tempo è divenuto virale. Sto parlando ovviamente dell’Ice Bucket Challenge, per i non addetti ai lavori, quella strana cosa che le persone facevano lanciandosi addosso secchi di acqua fredda con annessi cubetti di ghiaccio. Continua a leggere