Non Profit Women Camp 2022 – la versione di Fra

Gruppo di partecipanti al Non Profit Women Camp

Ho voluto prendermi un po’ di tempo per lasciar sedimentare le 48 ore di Non Profit Women Camp. Ti assicuro che ho fatto davvero fatica a riordinare le idee e a scrivere questo post, perché gli imput ricevuti sono stati davvero molti. Ma finalmente ecco il racconto.

Prenditi una tazza di tè, perché le cose da dire sono proprio tante.

Come ben saprai, qualche anno fa sono stata convocata da Federica Maltese insieme a Valentina D’Amelio e Giovanna Bonora per costituire questo gruppo di lavoro.

Qui trovi un resoconto di quanto accaduto il giorno della chiamata e, nonostante il punto di vista privilegiato sull’intera iniziativa, ancora oggi mi stupisco di quanto è accaduto.

Quello che non avevo considerato, per inesperienza, o anche, diciamocelo, per malsano autoboicottaggio (come ci ha spiegato Isabella Pinucci nella sessione di sabato mattina), era stimare gli effetti.

Nei primi giorni dopo il Non Profit Women Camp 2022, ho riempito la mia Moleskine di idee. Ho scritto un post per Instagram e Facebook e uno per LinkedIn. Ho letto i numerosi post delle partecipanti, mi sono commossa per il loro entusiasmo e ho riempito i miei polmoni dalla bellezza che si è generata in questo Camp.

A distanza di giorni mi rendo conto di quanto l’energia del Non Profit Women Camp mi stia ancora accompagnando e mi dia la forza di alzarmi, anche quando l’agenda giornaliera si preannuncia insidiosa.

Il backoffice di un evento

Il giorno prima, il giovedì pomeriggio, credo di aver attraversato tutti gli stati d’animo che qualsiasi organizzatore di eventi ormai sa gestire magistralmente.

Dal pianto, quando non sono riuscita nemmeno a trovare un parcheggio nei pressi del teatro (tanto che, dopo aver scaricato i gadget, sono tornata a parcheggiare sotto casa e ritornata in teatro in bicicletta), alla rabbia quando ho girato come una dannata perché non c’era nemmeno posto per parcheggiare sotto casa mia.

Al senso di smarrimento di fronte alle shopper da riempire. Ma tu sei parte dell’organizzazione e quindi devi essere ferma e salda sui piedi e devi dare risposte, anche quelle che non sai di avere.

Il kit del camp + i libri acquistati

Ecco quindi che, mentre sei impegnata a mettere il porta cellulare nella shopper, butti un occhio alla pancia della tua team-mate Federica Maltese e ti auguri che non partorisca di lì a 72 ore, mentre sorridi alla volontaria che ti sta chiedendo una cosa ovvia ma che in quel momento trovi complessa come scalare l’Everest con le infradito.

Poi ti ritrovi a montare da zero un roll up e ti rendi conto che i roll up è meglio farseli consegnare montati integralmente, è già abbastanza una rottura srotolarli e metterci dietro la barra di sostegno senza cavarti un occhio…

Infine ti chiedi quanti chiodi hai a casa perché i roll up nel mentre sono stati trasformati in altro (per la cronaca sono diventati striscioni appesi alle pareti), grazie al fatto che sei cresciuta con le puntate di Art Attack e McGyver, quindi pinza, chiodi e martello non ti spaventano.

Ma si sa, gli incidenti tecnici capitano a tutti. E se fossero questi gli incidenti.

The day of Non Profit Women Camp

Il mio Camp venerdì mattina è iniziato alle 7.10 con Paola Piolatto de I libri di Eppi che mi reclamava sotto casa. In realtà erano le 7.02, ma lei già scalpitava.

Io ero in fase di risveglio dopo la cena con le speaker, andata in scena la sera prima, ma in pochi secondi ho recuperato scarpe, zaino, martello, chiodi, valigia e…via verso il teatro!

Non posso dire che saltellavamo allegramente, non solo perché trasportavamo un po’ di roba tra valigia e borse, ma passo dopo passo ci accompagnava un pensiero: l’attacco nella notte al sito di una centrale nucleare in Ucraina, notizia che ha fatto da sottofondo alla prima giornata di Camp.

Una volta entrate in teatro, c’erano le ultime cose da sistemare.

Piazzati i 6 chiodi agli striscioni alle pareti, attivati i volontari e organizzato l’ingresso, Paola Piolatto ha preparato il banchetto dei libri, chicca che abbiamo voluto dopo l’elenco di libri proposti durante la prima edizione, ed eravamo pronte ad accogliere i nostri 105 partecipanti!

Ed è stato tutto magico

Ancora non ci credo. Posso dirlo?

Tornare a partecipare a un evento in presenza, che strano! E poi, le speaker che ci hanno trasportati attraverso dati, esempi e vissuto personale.

Tutti gli interventi ci hanno offerto sguardi nuovi, diversi, ma hanno anche rinsaldato i nostri ideali e ci hanno fornito quel supporto e sostegno che ci aiutano a fare ogni giorno le nostre piccole battaglie nel mondo.

Nel scegliere le speaker, abbiamo voluto individuare persone che fossero del mondo del Terzo Settore, ma non solo. La contaminazione, gli scambi sono elementi fondamentali nella vita di ogni giorno. Ecco perché a fianco di Daniela Fatarella e Alessandra Prampolini abbiamo voluto Annalisa Monfreda, Irene Facheris e anche Azzurra Rinaldi.

Abbiamo poi voluto tornare alle origini del fundraising, invitando una persona che ha contribuito a creare il non profit italiano e ha portato il fundraising in Italia, Beatrice Lentati.
Ma abbiamo voluto anche speaker come Francesca Sanzo e Isabella Pinucci, per parlare di comunicazione, CV e narrazioni differenti di sé.

Scegliere vuol dire sempre dire dei sì e dei no, fare liste e valorizzare chi è più in linea con l’argomento trattato. Vuol dire anche azzardare, provando a mettere sul palco qualcuno più sopra le righe, come Federica Cacciola. E soprattutto vuol dire prendersi la responsabilità di critiche e complimenti.

Credo che la forza del Camp 2022 sia legata proprio a questo mash-up di stili, voci e professionalità.

Poi c’è stata Pangea al Non Profit Women Camp

Quest’anno il Non Profit Women Award è andato a Pangea Onlus. Presentarlo, con una guerra in corso, non è stato semplice.

Abbiamo soppesato ogni parola perché il nostro obiettivo era dare rilievo a Pangea, ma soprattutto portare alla luce il tema della perseveranza, del continuare ad esserci anche quando i riflettori si sono spenti. Perché questo è quello che fa il Terzo Settore. Niente patinatura, solo concretezza.

Quando Silvia Redigolo di Pangea ci ha raccontato l’attuale impegno che portano avanti ogni giorno in Afghanistan, ero dietro le quinte con Valentina e ho pensato: “E ora che usciamo sul palco, cosa diciamo?”.

Le sue parole ci hanno scosso, ci hanno riportate alla scorsa estate, quando, durante le vacanze estive, abbiamo improvvisamente spostato il nostro sguardo su quanto stava accadendo in Afghanistan.

Non è semplice parlare dopo aver sentito delle testimonianze così forti e così, quando siamo tornate su quel palco, abbiamo potuto solo ringraziarla di cuore. Ogni parola era superflua. Silvia aveva già detto tutto.

Le organizzatrici del Camp con Silvia di Pangea Onlus.
Federica Maltese, Silvia Redigolo, Valentina D’Amelio, Francesca Cerutti (io) e Giovanna Bonora

E il day after: il 5 marzo

Dopo la grande giornata di speech, il 5 marzo ci siamo ritrovate per una giornata di masterclass all’Oasi di Cavoretto. In un clima più raccolto, erano presenti infatti 65 persone, ci siamo un po’ messe alla prova, tra CV, LinkedIn, modo di porsi e di narrarsi.

Grazie a Federica De Benedittis, Isabella Pinucci, Francesca Sanzo e Swati Jena abbiamo compreso meglio cosa significa leadership e quanto noi donne siamo cinture nere di autoboicottaggio.

Da Francesca Sanzo, poi, ho imparato che i difetti sono pregi a cui qualcosa è andato storto. Io sono molto tranchant, mi è stato detto diverse volte. Il punto è, come dice la Treccani, che sono una persona molto decisa. Grazie Francesca che mi hai dato la possibilità di avere uno sguardo un po’ diverso su questo mio difetto.

Francesca Cerutti presenta i Non Profit Women Award

Ma devi concedermi due parole su Beatrice Lentati

Ora però devo dire due parole su lei. Sono una fundraiser, lavoro nel fundraising ogni giorno e conoscere colei che ha portato in Italia il Fundraising è stato per me un momento a dir poco commovente.

Non avevo mai avuto modo di sentire un suo intervento e vi assicuro che nella sua semplicità Beatrice Lentati è riuscita a portarci una testimonianza concreta delle difficoltà che una donna incontrava 40 anni fa nel fundraising, difficoltà che esistono ancora oggi.

Se sei donna:

  • è difficile che credano alle tue parole.
  • non puoi essere troppo “esperta”. Se poi sei una donna giovane, come puoi pensare di saperne qualcosa?
  • sicuramente altri piani di vita che potrebbero impattare sul tuo lavoro.
  • perché devi aspirare a fare carriera? Stai nel tuo!
  • perché caspita raccogli fondi e ti paghi pure lo stipendio con i soldi che raccogli?

Beatrice Lentati ne ha sentite tante in questi anni, ma lei è sempre andata avanti, fiera delle sue capacità e della sua esperienza.

Passo dopo passo senza fare troppo rumore e schiamazzo ha portato in Italia una disciplina che oggi è diventata una professione per migliaia di persone ma soprattutto è diventata uno strumento di sostentamento per centinaia e centinaia di organizzazioni e molte altre si stanno avvicinando solo ora.

Beatrice Lentati tiene il suo speech al Non Profit Women Camp
Beatrice Lentati al Non Profit Women Camp 2022

Io non posso che essere grata a Beatrice Lentati e onorata di aver scambiato due rapide battute con lei. Mi spiace molto non averla conosciuta prima, credo sia una voce che qualsiasi giovane fundraiser dovrebbe sentire.

Concludendo

Mi porto a casa più di quanto potessi immaginare.

Il concetto di civil servant, persone al servizio delle nostre organizzazioni, che ha esposto Daniela Fatarella, il viaggio dell’eroina, che, come ci ha spiegato Marina Pierri, è ideologicamente più in salita di quello dell’eroe.

La capacità di rileggersi e di trovare il buono nei nostri difetti, torno a Francesca Sanzo, sono tutti elementi che entrano di diritto nella mia cassetta degli attrezzi, come il personal branding e la web reputation del singolo che vanno coltivati giorno dopo giorno.

E infine posso solo dire un immenso grazie a chi ha partecipato a queste due giornate, a chi ci ha seguito online, a chi ci ha inondate di affetto e a chi ci ha immortalate così bene!

Perché finalmente ci ha fatto una foto tutte e quattro (+1) insieme.

Foto di gruppo delle quattro organizzatrici.

Info tecniche, curiosità, foto e outfit (why not?).

Le foto di questo post – fatta eccezione per quella del kit – sono le foto ufficiali del Non Profit Women Camp, realizzate da Marzia Allietta.

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La maglietta che indosso il 4 marzo, che nelle foto purtroppo si intravede appena, è stata acquistata da me dal sito di Ladouce TShirt e rappresenta le Suffragette. Scelta non casuale e che trovate fotografata (da me) qua sotto. Avevo visto questa maglietta indossata da Zoro, Diego Bianchi, in una puntata di Propaganda di gennaio 2022. Ho capito subito che mi avrebbe accompagnata il 4 marzo.

Maglietta con le suffragette

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