Quando cerchiamo esempi di raccolta fondi guardiamo sempre al mondo statunitense o a quello anglosassone, per poi tornare nei nostri uffici afflitti ed amareggiati, perché non riusciamo a fare nemmeno un decimo di quello che fanno loro.
Guardiamo qualcuno di più vicino al nostro mondo.
Tipo prendi un biglietto aereo e fai un giro a Praga!
Avevo già fatto questo esercizio di sguardi un po’ di tempo fa. Qui ti parlo di Barcellona, qui una iniziativa di comunicazione e coinvolgimento a Parma, qui si parla di Bologna.
E ora appunto torniamo a Praga.
Nelle Sinagoghe
Chi ha visitato Praga sa che nella città è presente un’alta concentrazione di sinagoghe. Sfortunatamente la comunità ebraica non è numerosa quanto prima della Seconda Guerra Mondiale, ma visitare Praga senza sostare in una di queste è praticamente impossibile
Le sinagoghe ad oggi visitabili sono diverse. La più bella è sicuramente quella denominata “Sinagoga spagnola”, così chiamata per via del suo stile moresco. Oggi è adibita a museo, ma un tempo era un importante punto di riferimento per i fedeli.
Aveva una parte al piano terra, utilizzata nelle stagioni più calde, e una più piccola, al piano superiore, che è la sinagoga invernale.
Prima di entrare nella sinagoga invernale, dove oggi c’è una immensa timeline sulla storia degli ebrei e della città di Praga, mi sono imbattuta in questo pannello che chiedeva donazioni a sostegno dei progetti della comunità ebraica. Come vedi è scritto in due lingue e forse un po’ troppo scritto, ma con dei QR code per approfondire.

Nella seconda sinagoga, adibita a memoriale delle vittime della Shoah, abbiamo trovato una cassetta per raccogliere donazioni (in contanti!) per i prigionieri Israeliani di Hamas.

Su un foglio era presente anche l’elenco dei nomi di prigionieri di Hamas, ma erano scritti solo in ebraico. Essendo una tematica molto delicata, forse avrei reso la comunicazione accessibile non solo alla comunità ebraica, ma anche a tutti i turisti che vanno lì. I nomi delle vittime della Shoah presenti sulle pareti sono scritti in caratteri latini, perché non ripetere la stessa modalità di comunicazione? Ricordiamo che un nome vale più di un numero!

Il Gesù Bambino di Praga
Facendo ora un passaggio nelle chiese cattoliche, sono stata a visitare quella dedicata al Gesù bambino di Praga a cui mia nonna era molto devota e che probabilmente non è la chiesa più bella e famosa di Praga: eppure questa statuetta muove molti fedeli. In Italia abbiamo un suo simile ad Arenzano.
Innanzitutto mi sono accaparrata un bollettino postale ceco.

Ebbene sì, non li abbiamo solo noi! Ed è intestato al “Monastero del Gesù Bambino di Praga” (non so il ceco, ma Google Lens aiuta!).
Poi mi sono soffermata sulla box per le donazioni che ammicca alla donazione digitale, ma con garbo, cioè con i QR code. Un modo per dire ai CDA: “Se non mi compri il POS, mi arrangio come posso”.
Visto il culto intorno al Gesù Bambino di Praga, forse varrebbe la pena fornire delle modalità di donazione il più possibile smart e accessibili in diverse lingue. Ricordo che in 400 anni di sua esistenza, la statua ha collezionato ben 300 abiti, frutto di donazioni provenienti da tutto il mondo, anche dalla moglie del re Carlo – quello del ponte Carlo di Praga – e da Papa Benedetto XVI, che era stato in visita alla chiesa durante il pontificato.

Uscendo dalla chiesa si trova poi in un angolo una colonnina di super design, settata per donare 8€. Non ci sono tasti per scegliere altri importi. Basta strisciare la carta e via.
Forse potrebbe essere interessante spostarla sotto la statua del Gesù Bambino, che è il motivo per cui le persone vengono in visita alla chiesa? Ecco, magari qualche tasto in più potrebbe aiutare nella scelta!

La Basilica dei Santi Pietro e Paolo
Un’altra chiesa cattolica molto bella, soprattutto se siete amanti dell’Art Nouveau, è la Basilica dei Santi Pietro e Paolo a Vyšehrad.
Inserita nel complesso della fortezza, la basilica è collocata vicino al cimitero, che merita anche lui una visita perché molte delle persone sepolte erano musicisti e, come nella cultura ebraica, le lapidi hanno delle decorazioni che raccontano la loro professione.
Per visitare la chiesa è richiesto il pagamento del biglietto. Mentre mio marito era in cassa, ho provato il monitor all’ingresso, che chiede una donazione per “tenere in forma” il gioiello nazionale contribuendo alla ristrutturazione del tetto della basilica.
La stessa campagna era riproposta all’interno, in una delle cappelle laterali, e sui flyer posti in più punti della chiesa, tutti scritti in due lingue: inglese da un lato e ceco dall’altro. La chiesa è molto turistica, quindi ottimo comunicare con i local, ma ancor di più parlare ai turisti che in questi anni stanno invadendo la splendida Praga. Oltretutto quella chiesa è un colpo al cuore per la sua bellezza ed è impossibile non innamorarsene se sei amante dell’Art Nouveau, o Liberty in Italia, e di Mucha.

Nella cappella laterale era presente la colonnina per donare con il POS e la donazione base era 99 corone, pari a circa 4€.
La cosa che più mi ha colpita è stato il mockup del tetto. C’è un tetto da riparare e io ti faccio vedere perché e come è rotto. Un po’ come piazzare un cantiere accessibile e coinvolgere gli umarell per curiosare. Questa idea punta alla concretezza e permette di avere accesso in modo diverso al tetto dove, normalmente, i nostri occhi non arrivano.

Fuori dalla chiesa, alzando gli occhi potevi vedere un telo nero che copriva parte del tetto, come se fosse un cerotto che copriva la ferita da rimarginare. Okay, forse esagero, ma il concetto era chiaro!
On the road e i charity shop
Camminando poi per la via dove prima c’erano le mura della città, mi sono imbattuta in questa simpatica fortificazione.
Mi sono avvicinata per “saperne di più” ed ecco cosa ho scoperto. Una splendida iniziativa, molto ben visibile, nelle vie dello shopping, per sensibilizzare sulle persone con fragilità.
Adottando un mattone potevi sostenere i loro progetti.

Nella casetta bianca trovavi una persona e tutto il necessario per adottare e decorare il tuo mattone. Per ogni mattone era prevista una donazione di 12 euro.
Tutto bellissimo e carino, ma mancava una persona che ingaggiasse i passanti a fermarsi. Quando mi sono avvicinata, la ragazza che stava all’interno della casetta non mi ha “catturata” per raccontarmi di cosa si trattava.
Difficile che le persone si attivino così… forse un’idea da copiare e migliorare!
Cammina e cammina, mi sono imbattuta poi in due charity shop. Premesso che non so come funzioni fiscalmente in Repubblica Ceca la donazione, in entrambi i casi si trattava di negozi che vendevano prodotti fatti a mano dai pazienti degli enti seguiti.
Il primo in cui sono incappata era all’interno del Vicolo d’Oro, luogo super turistico situato nel complesso del Castello di Praga. Una via piena di botteghe, negozi e case di personaggi del castello, tra cui era inserito anche questo negozietto ben ordinato e perfettamente amalgamato nello stile del vicolo, tanto che ci entravi per visitarlo e avevi piacere nel vedere qualcosa di fatto a mano rispetto alle cineserie che presentavano altri negozietti vicini.

L’ultimo giorno poi, durante la visita alla fortezza Vyšehrad, ho trovato un secondo charity shop sempre di manufatti. Questa volta era all’ingresso di una delle porte nelle mura della fortezza. Non un passaggio obbligato, come quello nel Vicolo D’oro, ma comunque fin da subito era chiaro cosa fosse quel negozio.

Concludendo
Viaggiare permette di imparare tante cose e viaggiare con lo sguardo del fundraiser o del comunicatore per il fundraising ti aiuta a trovare stimoli anche dove meno te lo aspetti.
Quello che ho notato a Praga è che non ci sono tanti giri di parole nel raccontare. Nei musei ci sono spesso racconti abbastanza crudi e senza troppe sviolinature: il popolo ceco tende a raccontare le cose come sono e forse questo rende il bisogno chiaro e subito comprensibile a tutti.
Su una cosa sono molto più avanti di noi: i pagamenti digitali. In quattro giorni non abbiamo mai prelevato, ma abbiamo pagato tutto con la carta: ecco perché nelle chiese si trovano totem per donare digitalmente senza troppe complessità o i qr code!
Un po’ come succede nelle chiese francesi, di cui ti raccontavo nella mia newsletter.
Diciamo basta a questo contante e iniziamo a coinvolgere i donatori più giovani che avranno anche meno soldi, ma li hanno tutti digitali!
E tu, cosa ne pensi?



