Pieroad, girare il mondo a piedi un passo alla volta

Pieroad online, Nicolò Guarrera offline, il 13 settembre è tornato a casa.

Dopo 5 anni ha realizzato il suo sogno: completare il giro del mondo a piedi. A spingerlo diverse motivazioni, tra cui la sensazione di non aver vissuto al meglio i suoi primi 27 anni di vita.

In questi anni ha percorso oltre 35.000 km, che lo hanno portato a scoprire nuovi luoghi, incontrare persone, conoscere culture e anche rischiare la vita. Mentre ero in vacanza, ho ascoltato la puntata di Globo in cui Eugenio Cau lo intervistava. La trovi qui per gli abbonati al Post. Se vuoi ascoltarla, scrivimi via email a francesca.cerutti87@gmail.com e ti invierò un link per accedere! Su Youtube trovi un piccolo assaggio. Se invece vuoi leggere una bella intervista a Nicolò, ti consiglio questa, che è un po’ datata, ma davvero semplice e genuina, proprio come lui.

Una delle cose che colpiva di Nicolò era il suo compagno di viaggio, Ezio, un passeggino.

Tra qualche mese arriverà anche il suo libro: insomma, mentre scrivo questo post Nicolò è già tornato a casa, ma sentiremo ancora parlare di lui…molto!

Ma perché parliamo di Pieroad in un blog che si occupa di raccolta fondi?

Due motivi: comunità, tematica cara a noi fundraiser, e, ovviamente, raccolta fondi.

Comunità: dall’online all’offline

Quello che ha fatto Pieroad è qualcosa di unico, che ricorda i libri di Jules Verne, il celebre “Il giro del mondo in 80 giorni”, ma che parla anche al cuore e ai sogni di tutti noi.

Ovviamente, prima di partire per questo giro del mondo si è attrezzato per poter condividere fin da subito la sua esperienza. Se un tempo i grandi viaggiatori scrivevano i diari di viaggio, oggi i diari si sono moltiplicati grazie alla rete e ai social network.

Nello specifico il suo profilo Instagram è diventato un diario giornaliero che raccontava i suoi spostamenti, gioie e dolori del viaggio. Perché in 5 anni succede davvero di tutto, molte cose si possono prevedere, ma tante altre no. Grazie ai suoi racconti senza troppi giri di parole Pieroad ha radunato virtualmente circa 460mila persone.

Nicolò è una delle poche persone che a un colloquio può dire: “So gestire gli imprevisti” e i selezionatori dovranno credergli ciecamente!

E in questi ultime settimane, passato il confine italiano, Pieroad ha radunato intorno a sé chi lo aveva seguito online per anni e ha fatto quella cosa che i markettari predicano da secoli: dall’online è passato all’offline. E quindi sui suoi social in queste ultime settimane sono comparse persone che lo hanno accompagnato passo dopo passo nell’ultimo pezzo della strada, persone che lo hanno accolto, che gli hanno offerto un posto dove dormire, un pasto caldo. Gruppi scout che hanno brindato con lui o condiviso una pastasciutta.

Molte persone hanno anche campeggiato insieme a Nicolò, dormendo anche in luoghi impensabili, come un giardino dentro a Venezia, un posto stupendo, difficilmente accessibile.

A Venezia è anche stata fatta una conferenza stampa con il Presidente della Regione Zaia e l’editore che ha scelto di pubblicare il libro, Sonzogno.

Raccolta fondi

Una domanda che molti si sono fatti quando Nicolò è partito per il suo viaggio è stato: come ha fatto a campare?

Risparmi + donazioni + sponsor e la generosità delle persone incontrate lungo il cammino, che non si sono fatti alcun problema a dargli un pasto o un luogo dove lavarsi e pernottare.

Una ricetta abbastanza scontata, ma per niente semplice da mettere in piedi. Lui stesso ha spiegato di aver fatto economia più volte. Spesso nelle sue storie spiegava come si era organizzato per i pasti e cosa aveva preparato per il pranzo del giorno successivo.

Per chi voleva supportarlo, sul suo sito era possibile fare delle donazioni tramite PayPal o Iban, con destinazioni precise e concrete.

Oltre a questo Nicolò ha creato anche un donor wall molto carino con i nomi di chi ha scelto di accompagnarlo virtualmente. Anche in questo caso non vedrete niente di pirotecnico che vi farà dire “strauau!”. Come dicevo sopra, Pieroad è sinonimo di semplicità e genuinità. Il sito non è fatto dall’agenzia più brava del mondo, ma è una semplice piattaforma dove spiega il progetto, presenta gli sponsor e chiede alle persone di sostenerlo.

Uno degli sponsor mi ha incuriosita particolarmente perché dice di aver scelto di sostenere questa iniziativa proprio perché stanco delle classiche adv, e in ricerca costante di storie belle che piacciono al pubblico. Mo me lo segno! Che quando vai a fare richieste alle aziende siamo tutti bravi a toglierci la pelle per inventarci cose, ma in realtà a loro interessa solo che siamo noi stessi!

Unitamente al sito, Nicolò ha attivato Patreon, meno diffuso in Italia, dove 25 persone su più di 300 follower sono diventati anche donatori.

Cosa ci insegna l’esperienza di Nicolò Guerrera?

Ad oggi non abbiamo chiarezza di quanti euro abbia raccolto Nicolò, ma sinceramente non è questo il tema dell’articolo.

Quello su cui dobbiamo riflettere è il movimento che ha creato, un passo alla volta.

Follower che lo seguono online, donatori da tutto il mondo (ti ricordo di guardare il wall!), persone che decidono di camminare con lui offline, persone incontrate lungo il viaggio che lo hanno accolto e lo hanno supportato a loro volta, perché credevano in lui e nella bontà della sua iniziativa.

Nicolò ha fatto una cosa anacronistica, ha camminato per esplorare il mondo incontrando le persone, mettendosi in gioco, uscendo per davvero dalla sua zona di comfort. Sono cose che oggi non si fanno più e ricordano i pellegrinaggi che si facevano mille anni or sono verso Gerusalemme, quando la gente poteva muoversi solo a piedi e a cavallo, se potevano permetterselo. La meta era distante chilometri, ci volevano mesi di cammino e di sofferenza. In quel caso il cammino era spirituale e la penitenza corporale era cercata perché parte dell’esperienza.

Con Nicolò ovviamente siamo su altri piani spirituali, ma lui stesso ha raccontato come la solitudine del deserto porti inevitabilmente a riflettere. Non si è trattenuto nemmeno dal raccontare le complessità che ha avuto nell’ottenere i visti e molte volte ha dovuto cambiare rotta perché il visto non gli dava abbastanza tempo per attraversare il paese a piedi.

In questi anni ci ha raccontato tutte le esperienze vissute ogni giorno sulla sua pelle.

Quando raccontiamo i nostri enti non profit tendiamo a mettere sul tavolo solo cose belle, patinate. Le sfide che affrontiamo sono difficili, ma a volte preferiamo semplificarle. Perché frenarci nel raccontare la vita vera? Perché avere paura di dire quello che viviamo, quello con cui ci scontriamo, i passi quotidiani che facciamo con tutta la fatica del caso?

L’arrivo

Vedere su Instagram il suo arrivo, o meglio il suo ritorno a casa, le persone che lo accompagnavano, Ezio che arrancava (si è rotto pochi giorni prima) e poi l’abbraccio con la nonna, è stato emozionante.

Perché Nicolò è uno di noi e tutte e tutti noi possiamo immedesimarci nella sua storia, provare paura, gioia dolore. Abbiamo sognato con lui, lo abbiamo pensato mentre eravamo al lavoro, in auto, sui mezzi. La sera prima di andare a dormire verificavamo che andasse tutto bene, insomma nel tempo è diventato uno di famiglia.

Sembra che io stia scrivendo la promo del The Truman Show e forse è un po’ così, con la differenza però che questo è il bello dei social network. Infatti se qualcun altro, dopo aver visto l’esperienza di Pieroad, farà una scelta coraggiosa per la sua vita, allora possiamo solo ringraziare Nicolò e anche la potenza dei social network che accorciano fortemente le distanze e diventano una fonte positiva di ispirazione.

I più maliziosi tra voi diranno: “Non è tutta farina del suo sacco”. Non sembra abbia un’agenzia di marketing alle spalle, ho provato a fare qualche ricerca, in ogni caso io resto in attesa del suo libro per saperne di più.

E tu, conoscevi Pieroad?

Disclaimer: le foto di Pieroad sono state prese dal suo profilo Facebook e dal sito del Post. Lo screenshot della pagina per donare è stato realizzato dalla sottoscritta.

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