Cosa ci fa una fundraiser al We Make Future?

Capisce che deve cambiare lavoro!

Ovviamente si scherza!

Ma per me quest’anno è stata la prima volta al We Make Future, in breve WMF, a Bologna.

La vastità dell’evento

Possiamo dircelo: è un evento gigante.

I giorni prima dell’evento, cosa fondamentale che consiglio a tutte e tutti di fare, mi sono scaricata l’app e ho creato la mia agenda dei talk che volevo seguire. Ovviamente qualcuno si sovrapponeva, perché non conoscevo la capienza delle sale e la risposta delle persone.

Ho riempito ogni singolo buco dei tre giorni, spaziando tra cose tra loro diversissime. Erano i miei primi giorni di questa nuova vita da freelance e quindi avevo bisogno di stimoli.

Appena entrata mi sono chiesta: “Ma io esattamente cosa ci faccio qui?”.

Si viene accolti da una moltitudine di robot, cani robot, macchinari vari, c’è un’area in cui puoi provare le auto, un’altra in cui puoi giocare con i droni, un’altra ancora in cui fai sport. E soprattutto: c’è davvero tanta, tanta gente!

Ma nonostante questo, non ho mai fatto coda in bagno! Per mangiare sì, potevi schiattare sotto il sole cocente (l’area food, di cui dirò sotto, è forse una delle note negative dell’evento!).

Ovviamente c’è poco fundraising. C’erano dei panel dedicati al Non Profit la prima giornata, in cui si sono alternati Valerio Melandri, Alberto Almagioni e Stella Fortis. La tristezza è che c’eravamo solo noi a seguirli, la verità è che le persone del non profit non devono avere una verticale loro, ma devono sedersi a fianco degli altri speaker e parlare di personal branding, di storytelling e molto altro. Abbiamo molto da dire! E quindi conto che il prossimo anno l’organizzazione del WMF trovi modo per creare davvero dei momenti di contaminazione!

I contenuti che ho seguito

Come ti dicevo, mi sono creata un’agenda molto varia. La domanda che mi portavo da casa era: AI e contenuti, quali possibilità di collaborazione?

Molti talk parlavano di questo, da Cristiano Carriero che, come sempre, è illuminante sul content marketing e non solo, a Barbara Milini e Ylenia Pravisani, che hanno a lungo ricordato l’importanza di essere voci autentiche nei nostri contenuti e nel personal branding nostro e delle realtà per cui lavoriamo.

Ho dato spazio poi ad approfondimenti su AI e Marketing: nello specifico, a come l’AI si inserisca nel flusso decisionale sugli acquisti. A tratti fa un po’ paura, però è davvero interessante capire quanto gli algoritmi possano realmente influenzarci e far nascere in noi desideri nuovi.

Forse più che allenare l’AI, tra un po’ dovremo allenarci noi all’AI, o meglio: le cose vanno fatte contemporaneamente.

Poi ho seguito Filippo Causero che parlava di valori aziendali e di come individuarli coinvolgendo i dipendenti. Una cosa che nel mondo del non profit viene un po’ presa sottogamba, ma che andrebbe considerata seriamente.

Tra i talk ho avuto modo di ritagliarmi uno spazio per sentire uno speech sui future studies davvero arricchente. Forse come materia un po’ spaventa, eppure bisognerebbe iniziare a praticarli seriamente nei nostri mondi non profit, perché uno sguardo al futuro è più necessario che mai. E no, non è ansia, è organizzazione.

Ho fatto un riassunto dettagliato con gli speaker che ho seguito qui. Ti consiglio di seguirli su LinkedIn perché i loro contenuti sono sempre molto interessanti.

Il momento più bello, che mai mi sarei aspettata!

Sul main stage durante i tre giorni si sono alternati tantissimi personaggi. Ho avuto la fortuna di sentire Mimmo Lucano, poi Monsignor Zuppi e, in un palco che il terzo giorno ospitava solo panel dedicati al mondo del giornalismo, ho visto una persona che mai e poi mai avrei immaginato di poter vedere al WMF: Motaz Azaiza, fotoreporter di Gaza che per motivi di salute ha lasciato la Striscia.

Credo che sia stato uno dei momenti più toccanti di tutto l’evento e mi spiace che la gente non abbia fatto carte false per sentirlo.

Purtroppo, nel marasma dei tre giorni, questo intervento passava in secondo piano ed è davvero un peccato perché luoghi così devono diventare voce di storie vere.

Motaz Azaiza ha raccontato che grazie alla macchina fotografica ha salvato delle vite. Infilandola nei fori delle macerie di Gaza e scattando foto ha potuto salvare persone, ha fatto curare bambini dall’altra parte dell’oceano.

Se la tecnologia non serve a questo, eventi come WMF non servono a nessuno. La tecnologia non è il male, è una immensa fonte di bene se utilizzata bene!

Quello che mi sono portata a casa

Contatti! Sì, non pensavo, ma ho avuto modo di entrare in contatto con alcune persone conosciute lì.

Una conferma: che tra me e Andrea, che mi ha accompagnata durante i tre giorni dell’evento e mi ha pure ospitata a casa sua, c’è un’amicizia che è nata sul versante professionale, ma che sta crescendo molto su quello personale. Ascoltare Motaz Azaiza con lei mi ha permesso di far risuonare pensieri ed emozioni che non avrei potuto condividere con nessuno. E no, non puoi tenerti dentro la forza di certe esperienze.

Oltretutto Andrea mi ha iniziata ai tramezzini di Natura Sì: tanta roba!

Uno dei momenti più belli dell’evento è stata la chiacchierata con Valentina Bazzarin, cofondatrice di Period Think Thank. Purtroppo il suo intervento era collocato a fine giornata e a fine evento, un orario un po’ antipatico. Essendoci poca gente, abbiamo deciso di farcelo seduti al tavolo davanti a una birra o bibita che fosse.

Si è parlato di satelliti, di Trump, Musk, di Intelligenza Artificiale e nuove generazioni. Io e Valentina abbiamo anche segnalato a uno del team di WMF seduto al tavolo che WMF deve puntare di più alla sostenibilità (poche possibilità di refill della borraccia!) e soprattutto più inclusione alimentare. Lo spazio dei foodtruck era un po’ troppo carnivoro.

Ha senso che un* fundraiser ci vada?

Mentre ero al We Make Future c’erano molti colleghi e colleghe del mondo digital fundraising. Io non ho mai avuto un mondo preciso di appartenenza. Lavorando nelle piccole organizzazioni ho poche verticalità, ma soprattutto mi piace il saper parlare di un po’ di tutto.

Ho fatto alcuni anni di mailing cartaceo, per cui tutto il mondo del direct email marketing mi affascina e credo sia importante mixare l’online e l’offline, perché insieme hanno una potenza incredibile.

Questa premessa per dire che sì, ha senso. Ha senso perché permette di uscire dalla bolla e di gustare altri mondi.

Poi ha senso andarci per fare un giro anche nella splendida Bologna.

Tornerò il prossimo anno?

Non so ancora.

Sicuramente è una bella esperienza, ma forse vale la pena alternarla con altri eventi.

Una cosa è certa, se volete farvi contaminare, andateci!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.