Siamo sempre di corsa e, se non siamo fisicamente in movimento, il nostro cervello corre più di noi. Tempo fa, avevo letto che uno scrittore preferiva scrivere a mano le prime stesure dei suoi romanzi, perché voleva che la sua mente si fermasse su quelle parole.
Ebbene, prova a scrivere qualcosa a penna e ti renderai conto quanto il cervello debba impegnarsi in quella singola azione e quindi, inevitabilmente, rallentare.
In quest’ultimo periodo sto sperimentando ogni settimana qualcosa di nuovo.
Una ricetta, un’esperienza, un qualcosa che mi obbliga a stare concentrata, a forzare il mio cervello a stare lì, senza pensare alle email non lette, senza immaginarsi cose per il lavoro.
Staccare veramente: ci riusciamo?
Onestamente faccio fatica, mentre scrivo questo post il lavoro bussa alla finestra. Non gli sto aprendo, perché questo è il mio tempo libero e mi sto rigenerando con il rumore delle mie dita che battono sui tasti e in sottofondo la lavastoviglie accesa.
Ascoltare i rumori che ci stanno intorno. Ascoltare il silenzio. Ascoltare il nostro respiro e concentrarsi su ogni aspetto. Quand’è l’ultima volta che lo abbiamo fatto?
Nello scorso mese di febbraio ho partecipato a un corso di tortellini. Da un po’ di tempo mi sono lasciata contagiare da quegli instagrammer che fanno la pasta fresca. A casa mia la tradizione della pasta fresca non esiste, pensa che abbiamo regalato l’Imperia a mia mamma e alla fine l’ho usata sempre io.

Volevo fare un upgrade: imparare a tirare la pasta a mano e, soprattutto, imparare a fare quei benedetti e complicatissimi tortellini.
Mentre l’insegnante ci spiegava come fare la pancia e poi ricongiungere i lembi del triangolo, non volava una mosca. Eravamo tutti in silenzio a osservare e ad ascoltare quell’istante. Quando ho messo le mani in pasta, mi sono impegnata per tirarla a mano, “Così sottile che si veda San Luca”, insegnano le sfogline, ma ancora di più mi sono impegnata a fare i tortellini. La concentrazione era tale che mi sono ritrovata a mordere la lingua in mezzo ai denti, perché impegnata ad arrotolarmi la pasta intorno all’indice.
In quelle due ore non ho pensato a nulla se non a quanto fosse difficile fare i tortellini tutti uguali e a quanta pratica fosse necessaria.
Poi, quando si diventa una sfoglina pro, si possono produrre i tortellini quasi a livelli industriali, ma farli per la prima volta – e sono certa che sarà così anche la seconda volta e pure la terza – mi ha richiesto un impegno tale che il mio cervello ha chiuso le porte a tutti gli altri pensieri.
Ad un certo punto ho smesso anche di fare foto, perché dovevo fare sti tortellini, dovevo imparare a chiuderli.

Il tempo del bosco
In questi mesi mi sono anche imbattuta nel libro di Calabresi, che ti citavo nella newsletter di inizio anno di Unarredueti, che se vuoi leggere o rileggere è a questo link. Mi ha fatto pensare molto all’ansia che pervade le nostre giornate, che sono strapiene di cose da fare, di to-do list, di cose e persone da rincorrere.
Non so se succede anche a te, ma sempre più mi rendo conto di come tutti noi abbiamo l’esigenza di avere delle risposte in tempi stretti. Spesso facciamo riunioni in cui pretendiamo di trovare subito soluzioni o risposte alle cose che vengono dette.
Spoiler. Non è sempre così.
A volte bisogna avere il coraggio di dire: “Ci penso e ci aggiorniamo” oppure “Riflettiamoci”.
Non siamo opinionisti. Non siamo tuttologi. Siamo umane e umani che hanno bisogno di tempo per rigenerarsi, ricaricarsi, creare, trovare soluzioni.
Ti lascio qui sotto uno stralcio che ho trovato molto vero del libro di Calabresi.
Il tempo del costruire è quello necessario a farci un’idea di ciò che abbiamo intorno, in cui mettiamo a fuoco i nostri desideri e i nostri bisogni, è il tempo della conoscenza. “Se guardiamo come funzioniamo, abbiamo tutte le risposte: il cervello ha bisogno di tempo, gli serve per elaborare le informazioni e avere coscienza delle cose. […] Dobbiamo essere sempre un po’ in ritardo sulla realtà se vogliamo essere pienamente coscienti di ciò che ci circonda. A volte, il nostro cervello deve aspettare ancora di più. Lo deve fare per imparare in modo contestuale: ogni volta che il cervello impara una cosa nuova, la mette nel contesto di tutto quello che sa già, e questo le macchine, anche le più incredibili e avanzate, non lo fanno.
Marcello Massimini, ordinario di fisiologia umana da Il tempo del bosco di Mario Calabresi
[…] Dormiamo un terzo della nostra vita: uno spreco impensabile, in un’ottica di efficienza, ma quel tempo serve a fare pulizia di tutte le informazioni che non ci servono, per salvare, invece, le cose che abbiamo imparato”
E queste parole fanno pensare e voglio tenerle bene a mente.
Anche nel fundraising e nel terzo settore
Per quanto le nostre cause siano super importanti, non dimentichiamoci che nessuno di noi fundraiser lavora al pronto soccorso. Certo, ci sono situazioni di emergenza, ma non puoi lavorare ogni giorno in emergenza! Le emergenze vere accadono e richiedono uno sprint lavorativo generato da agenti esogeni.
Accanto a questi si genera l’emergenza, quella che nasce internamente nei nostri enti e che è frutto di disorganizzazione e di assenza di strategie e di scarsa capacità di lavorare per priorità chiare e condivise.
Il multitasking è il male. Fare più cose insieme non rende produttivi, ma ci fa fare tante robe e tutte egualmente male. Magari non te ne accorgi subito, ma dopo mesi ti rendi conto di quante cavolate hai fatto.
I dipendenti inoltre non sono dei jukebox e spesso non hanno una risposta chiara a tutto. Devono prendersi del tempo per riflettere e analizzare.
Quando si svolge un lavoro, bisognerebbe avere la capacità di concentrarsi chiudendo fuori quello che non serve. A volte è necessario dire dei no, altre volte si cerca di mediare. Alcuni colleghi spengono le notifiche sul cell, altri riescono a non guardarle.
Questi sono i tre elementi imprescindibili che ci permettono di lavorare al meglio e che dovrebbero essere alla base di ogni ufficio per smetterla di lavorare in emergenza e disorganizzati.
- Obiettivi chiari e raggiungibili
- Strategia ben definita e condivisa
- Ruoli chiari e condivisi dei membri del team di lavoro
Accanto a tutto questo c’è il rispetto del tempo del lavoro e del riposo. Fondamentale per lavorare bene e con la mente il più possibile lucida e fresca.
Difendiamo il nostro lavoro, ma difendiamo anche il nostro tempo libero, perché solo così potremo svolgere al meglio la nostra professione.
E tu cosa ne pensi? Hai mai pensato di organizzare la tua comunicazione e la tua raccolta fondi? Contattami e facciamolo insieme!

