Di solito parlo di libri nella newsletter, ma ho pensato di spostare qui, su Unaerredueti, un approfondimento mirato su questo libro, Demon Copperhead, perché penso sia emblematico.
Come il libro di J.D. Vance Elegia americana (in originale Hillbilly Elegy) ambientato negli Appalachi, da cui è stato tratto l’omonimo film, anche Demon Copperhead è ambientato in quelle stesse zone e parla della grande problematica legata al consumo di oppiacei da parte di giovani, adulti e anziani.
Una parentesi
Ho sempre avuto molta soggezione dei Premi Pulitzer, ho sempre pensato di non essere all’altezza, di non essere una lettrice adatta per questi grandi della narrativa contemporanea. In questo caso mi sbagliato.
La scrittura di Barbara Kingsolver è fresca, molto ritmata e le 700 pagine che compongono il libro scivolano che è una meraviglia.
La scrittrice ha spiegato di essersi ispirata a David Copperfield di Charles Dickens, libro in cui lo scrittore britannico denunciava la mancanza di uno stato a fianco dei bambini, spesso sfruttati e costretti a lavorare fin da piccoli a causa della povertà delle famiglie. Le condizioni lavorative erano poi pessime, per cui il rischio di morte era all’ordine del giorno. Ma lo stato non faceva nulla per difendere il loro diritto di essere prima di tutto bambini.
Gli Appalachi di Demon e non solo
Come ti dicevo, Demon Copperhead racconta uno spaccato degli Stati Uniti che noi Italiani conosciamo un po’ meno, ma che potrebbe rispondere a domande epocali come: “Ma chi diamine vota Trump?”.
Ebbene, chi vive negli Appalachi, vive in contesti rurali e molto poveri degli USA. Attenzione, non sto parlando di comunità Amish o altro, qui si parla di bianchi poveri.
Gli Appalachi sono zone agricole dove si coltivava molto tabacco. Qui lo stato investiva grandi capitali e i coltivatori stavano bene, poi ad un certo punto con i tagli si sono ritrovati più poveri. Molti hanno perso il lavoro, si sono dovuti reinventare. Ecco allora che il dispiacere, l’assenza di un impiego, ha generato depressioni, a cui si sono affiancate le malattie che fisiologicamente accadono nella vita delle persone e la povertà economica e culturale.
L’impossibilità di curarsi, perché ricordiamo che la sanità americana non è pubblica, ha generato nel tempo dipendenze da oppiacei prescritti senza troppi pensieri dagli stessi medici, spesso anche illegalmente, altre volte prescritti per periodi troppo lunghi. L’abuso di oppiacei è noto che porti a dipendenze che in molti casi sono mortali. Sul web si trovano tanti approfondimenti sul tema, consiglio questo di Treccani, ma consiglio anche la visione del film Pain Hustlers.
Suggerisco anche la lettura Nomadland di Jessica Bruder che non parla direttamente della dipendenza da oppiacei, ma racconta in modo molto diretto la situazione medica di chi non ha possibilità di curarsi e la conseguente assunzione di farmaci senza controllo medico.

In Demon Copperhead il protagonista, Demon appunto, denuncia più volte l’assenza di uno stato al loro fianco, ricorda come le persone di quelle zone si sentano abbandonate, senza punti di riferimento. Chi nasce in quelle zone sembra essere condannato. Le ragazze sono destinate ad abbandonare gli studi per diventare madri e i ragazzi o sono sportivi, oppure finiscono per fare lavoretti saltuari che non portano grandi guadagni.
Le vignette satiriche dipingono gli abitanti degli Appalachi come ignoranti e limitati. Sembra non possa esserci un riscatto sociale per loro, se non attraverso la fuga da quelle zone. Qualcuno ce la fa, come si vede nel libro, ma chi resta finisce nel giro della dipendenza, perde la salute mentale e a volte anche la vita.
Demon Copperhead è un libro duro ma quando lo leggi, tu lettore o lettrice sei a fianco di Demon e vorresti abbracciarlo, sostenerlo e dirgli “non fare quella cavolata, vai via, fuggi!”.
Perché penso possa essere interessante per chi fa fundraising?
Per capire.
Per lavoro diamo voce alle cause sociali, raccontiamo storie e attraverso di esse chiediamo ai nostri sostenitori di essere al nostro fianco per risolvere quelle situazioni, per dare futuro e speranza alle persone.
Il mondo di Demon è un mondo di ingiustizia sociale, povertà. La sua storia ci fa guardare le cose con gli occhi di chi ci vive dentro. Della persona che purtroppo non può far altro che adeguarsi alle dinamiche della vita.
Leggerlo è un modo per arrivare vicino ai pensieri delle persone che vivono certe dinamiche e anche per conoscere da vicino l’elettorato di Trump.
Per parlare con le persone, bisogna conoscere il mondo e conoscerlo significa anche leggere libri come Demon Copperhead, documentarsi costantemente e capire da dove nascono i pregiudizi e le correnti estremiste che in questi anni stanno sempre più prendendo spazio in Europa.
E poi, senza ombra di dubbio, ci sono storie che aiutano i fundraiser e le fundraiser a scrivere e a raccontare meglio. Demon Copperhead è una di queste.

