Il mio primo TedX

[Faccio una premessa: qua non parlo di Fundraising ma di contaminazioni. Se non ti interessa, ci rivediamo nel prossimo post di Fundraising!]

Diciamo che mi hanno trascinata, perché ero immersa nelle slide fino al collo…e sul subito non volevo andarci.

Capita a volte che ci lasciamo trascinare dalle cose da fare, dagli impegni e poi rischiamo di perderci di vista le possibilità di crescita personale, oltre che di quella professionale.

Lo abbiamo detto più volte: fare il fundraiser significa essere creativi, significa quindi avere gli occhi ben aperti, le orecchie belle tese per lasciarci contaminare al meglio.

Non si fa fundraising restando barricati nel proprio ufficio, il fundraising va vissuto anche fuori incontrando, parlando, cercando di capire come fanno le cose gli altri.

Ecco perché a mio parere è importante anche andare al TedX, nello specifico io sono andata a quello di Torino che si teneva domenica 2 febbraio al Palavela.

IL TEDX TORINO

Il 02-02-2020 la data palindroma di quest’anno è stato il giorno in cui si è svolto il TedX Torino. Data che ricorderò come il mio primo TedX.

Tutti noi conosciamo bene le conferenze etichettate sotto la parola Ted e non vi nego che spesso le ho usate per fare un po’ di listening in inglese e anche per trovare un po’ di ispirazione.

Sono diversi i personaggi che si sono avvicendati sul palco di Torino, da tutti gli speaker (per altro bravissimi!) mi sono portata a casa qualcosa.

Non vi so dire chi sia stato il migliore, ma posso dirvi cosa mi porto a casa da alcuni di loro.

GIORGIA GAROLA

Imprenditrice, giovanissima. La sua è una storia che mi ha commosso molto. Una figlia femmina che doveva essere un maschio per prendere in mano le redini dell’azienda. Un padre che non ha mai accettato del tutto di avere questa figlia in azienda.

Donne e imprenditoria, un tema di cui nel 2020 si parla moltissimo, un tema ancora direi scottante e non bene accetto.

Eppure Giorgia ci ha lasciati con un dato impressionante. Dopo la morte del padre ha preso in mano l’azienda, portandola a crescere del 30% sul fatturato.

Forse Giorgia che doveva essere Giorgio non è poi così male come imprenditrice, no?

IRENE FACHERIS

Nota al mondo del web per la sua battaglia sui diritti, ha tenuto uno speech davvero interessante sulle regole delle regole del gioco.

Purtroppo il mondo è pieno di persone che cambiano le regole del gioco. Un po’ come quando giochi a Uno e le persone decidono che a +4 si può rispondere con un altro +4. Quella regola non è scritta nel gioco e non puoi farle a tuo piacimento.

Le regole servono per il quieto vivere.

Tre sono i punti che ci ha lasciato Irene Facheris:

  1. Se la cosa non riguarda te in prima persona, non fai tu le regole.
  2. Se vuoi giocare devi seguire le regole.
  3. Le buone intenzioni non sono sufficienti.

Il punto tre mi ha colpito, perché troppo spesso facciamo affermazioni che tendono a giudicare la persona e ci nascondiamo dietro a delle scusanti, delle attenuanti che vogliono giustificare il nostro approccio.

Le buone intenzioni possono ferire, possono fare del male, spesso non sono richieste.

GIULIO BIINO

Un notaio al TedX è una cosa che non ti aspetti. Non te la aspetti perché di fatto pensi che i notai vivano rinchiusi in scrigni di legno e marmo e si occupino di firmare documenti di vario genere.

Invece il Notaio Biino ha piacevolmente sconvolto ogni mio pregiudizio sui notai.

Personalmente credo sia la vera rivelazione di questo TedX. Grazie alla sua passione per gli scacchi, ci ha spiegato quanto sia importante nella vita muoversi sempre come su una scacchiera, cercando di prevedere le mosse e di non fare mosse fini a se stesse.

Sono quattro le parole che ci ha lasciato alla fine del suo intervento:

  1. Cultura
  2. Competenza
  3. Coerenza
  4. Coraggio

Sono questi i quattro pilastri che devono spingerci nel nostro agire quotidiano e lavorativo. Perché senza competenza non si va da nessuna parte, se non si è coerenti non si è minimamente credibili, anzi, si è profondamente instabili. Senza cultura non si sanno le cose e senza coraggio, beh, senza coraggio si rimane sempre fermi nella propria comfort zone che altro non è se non una piccola cella di un carcere che abbiamo arredato per farcela sembrare bella e piacevole.

GIULIA LAMARCA

Chiudo con lei, quella che mi ha fatto versare litri e litri di lacrime.

Se leggi Unaerredueti da tempo, sai che non mi nascondo quando piango. Il pianto fa parte delle emozioni della vita, come una risata, la paura, l’ansia…eccetera.

Il pianto però che ha generato Giulia è stato un pianto che mi ha fatto sussurrare al mio fidanzato: “Ragazzi, che botta!”

Proprio così. Una botta. Anzi, un botto, un finale col botto!

Giulia Lamarca è giovanissima, ha 28 anni ed è laureata in psicologia. Fino a qua niente di speciale dirai.

Giulia vive su una sedia a rotelle, dopo un gravissimo incidente quando era più giovane. Quella sedia a rotelle è il suo limite, è ciò che le ricorda ogni giorno che la sua vita è diversa da quella degli altri, eppure, come lei stessa ha ricordato, quella sedia è ciò che le permette di girare, di esplorare, di essere testimone positiva della disabilità.

La sua storia fa pensare, è impossibile restare impassibili davanti al racconto di come ha perso l’uso delle gambe, dei mesi in ospedale, di come ha conosciuto il marito, fisioterapista e di come oggi insieme affrontano questa disabilità.

Giulia fa la travel blogger, in carrozzina. Non è una forza della natura questa? Non è coraggio?

E’ sana follia, è voglia di esserci, di fare, di vivere, di prendersi quel bello che la vita ancora le offre, dopo che le ha tolto molto della sua libertà. Giulia è speciale, nella vita si occupa di sviluppare resilienza e inclusione sia nelle aziende che sui social network. Ti consiglio di seguirla.

Le ho scritto su Instagram per ringraziarla, perché testimonianze come la sua sono preziose nella nostra quotidianità, dove a volte le preoccupazioni, le sfide sono davvero di poco conto rispetto a quello che questa ragazza deve vivere ogni giorno.

MI SONO PORTATA A CASA…

Come ti dicevo, questa è stata la mia prima esperienza a un TedX. Non ho quindi un “metro di misura” o di confronto. Posso dire che il pomeriggio è scivolato via senza che me ne accorgessi.

Penso che sia un’esperienza che valga la pena fare e spero che sempre più gente scelga di trascorrere un pomeriggio alternativo al Ted. Queste ore che passiamo ad ascoltare sono importanti, perché quando si ascolta si impara sempre qualcosa di nuovo.

Certo, con il fundraising forse ci azzecca poco, ma c’è una cosa che non mi stancherò mai di dire. Il fundraising racconta storie di persone, parla della vita, della speranza. I TedX sono intrisi di queste tematiche. Partecipare a un TedX significa tuffarsi nelle emozioni, nelle vite di altre persone. Significa fare una full immersione nello storytelling, perché gli speaker vengono formati a raccontarsi al meglio.

E allora andiamo ai TedX, lasciamoci contaminare, incontriamo gli speaker, cerchiamoli, riascoltiamoli…anche questo farà bene al nostro fundraising!

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