La ricetta che vorrei

Sleeping-Beauty-cake

Da qualche mese a questa parte ho una teoria: il vero fundraiser è un accumulatore di mailing e ci aggiungo anche un pasticcere.

Durante i mesi di master i docenti ci hanno più volte ripetuto di fare donazioni per ricevere il materiale dalle Onp. Ovviamente, da brava studente, mi sono subito prestata a elargire soldi a destra e a manca. Sicuramente le mie donazioni squattrinate non hanno aiutato molto le Onp a crescere, ma mi stanno aiutando un sacco a conoscere il panorama del mailing.

Il mailing ha degli ingredienti segreti, mi ricordano spesso, e quindi per fare mailing devi prima di tutto conoscere il mailing.

Insomma, come dire: vuoi fare una crostata?

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Eco come procedere

  1. Prima di tutto diventa un assaggiatore di crostate. Per capire quale deve essere il tuo obiettivo, come devono reagire le tue papille gustative, insomma: per capire come vorresti che fosse la tua crostata.
    Che tradotto in termini di fundraising significa: leggi i mailing, scruta cosa fanno gli altri e soprattutto conosci te stesso (Socrate vale sempre la pena citarlo, se volete vista la mia inclinazione cinematografica diciamo Matrix!).temetnosce
  2. Cerca quindi la ricetta giusta.
    Prendi gli ingredienti standard e cerca di renderli tuoi.
  3. Raccogli intorno a te gli ingredienti e impasta.
    Brainstorming: cosa vuoi fare? Cosa vuoi dire? Come lo vuoi dire?
  4. Scegli però la marmellata che darà il gusto alla tua crostata.
    Personalizza. Stai raccontando la tua onp che è una cosa unica, inimitabile. Esiste lei e solo lei che deve avere quella voce, quel tono, quello stile. Rendila unica, come unica può essere la crostata fatta con la marmellata della mamma, fatta con le prugnette dell’albero del vostro prato. Più vostra di così…si muore!
  5. Segui tutti i passaggi e poi lascia riposare!
    Hemingway diceva: “The first draft of anything is shit.” Che suona tipo: la prima stesura di tutto è una merda. E’ così, lascia sedimentare, non aver paura di cancellare. Scrivi, riscrivi, cancella e butta. Semplifica, leggilo ad alta voce e fai passare qualche ora. Fatti una passeggiata, stacca la mente e sottoponilo al giudizio critico di colleghi, amici e poi anche della mamma. Quando hai finito sei pronto per il passaggio successivo.
  6. Inforna.
    Imbusta e tratta con le Poste.
  7. Fai gustare.
    Attendi che arrivi nelle case dei donatori o prospect che siano.
  8. Ascolta i commenti.
    Hai ricevuto delle donazioni? Hanno insomma risposto in qualche modo alla tua richiesta? Misura, valuta, cerca di capire dove hai sbagliato, quali sono i tuoi punti di forza e quelli di debolezza. Interrogati e confrontati.

e quindi parliamo di cartoni animati!

Lo scopo di ogni mailing è fare una richiesta e la richiesta migliore si fa quando si mette al centro l’ingrediente migliore: la semplicità. Sì, perché quando si è chiari e diretti si arriva subito al dunque. La richiesta deve essere tangibile: il pasto, le cure, l’accoglienza…

Sai che a me piace fare degli esempi citando i film e allora ecco il film che voglio citarti questa volta: Ratatouille. Se non l’hai visto, guardalo, anche perché sto per spoilerarti il finale.

ratatouille

Il simpatico topolino Rémy deve aiutare Linguini a convincere il terribile critico gastronomico Ego che il ristorante dove lavorano, quello del celebre Gusteau, è ancora uno dei migliori di Parigi. Ovviamente in questi momenti si spera che il critico ordini i piatti più sfiziosi, elaborati, complessi pur di vendere al meglio il ristorante. Si cerca di scegliere la ricetta più complicata, il piatto più difficile per dimostrare al critico gastronomico che lo chef è un figo.

E invece cosa sceglie il critico? La ratatouille. Un piatto semplice, dal sapore antico. Il messaggio è semplice: se non sai fare la pasta bianca, che cavolo ti metti a fare il cuoco?

Cosa succede a questo punto?

Il terribile critico Ego assaggia il piatto e rimane piacevolmente colpito dal pullulare di emozioni che vive mentre lo sta gustando. La semplicità, il sapore, lo riportano all’infanzia a quel periodo della vita in cui era fanciullo e la mamma gli cucinava proprio la ratatouille. I complimenti allo chef sono garantiti.

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Tornando al fundraising, il film Ratatouille, con quella specie di Madeleine di Proust, ci insegna che è proprio la semplicità ad arrivare dritta al cuore, alla pancia del donatore. Perché ricordiamo che l’emozione porta all’azione, che per noi è donazione.

Ego rimane piacevolmente colpito dalla ratatouille e parlerà molto bene del ristorante nella sua recensione, farà numerosi accenni allo chef-topo, ma questa…è un’altra storia!

concludendo

Insomma: emoziona i tuoi donatori, cerca di essere chiaro, trasparente e diretto e il fundraising funzionerà!

E continua a collezionare i mailing dei colleghi, a spulciarli, ad analizzarli…e rileggi anche i vostri nel tempo!  E se vuoi aiutarmi a inciccire la mia collezione personale, contattami! Te ne sarò eternamente grata!

P.S. Questo post nasce da una riflessione e da uno scambio di idee con alcuni colleghi. Nasce dalla mia breve esperienza, dalla mia sete di conoscenza e dalla voglia di fissare alcuni punti chiave, alcune cose fondamentali. Perché non siano postit svolazzanti sulla scrivania, ma parole, idee, concetti che restano.

P.P.S. E questa è la mia crostata, perché oltre a fare la fundraiser, mi rilassa un sacco impastare la frolla. Mi aiuta un sacco a pensare e a riflettere. Va perfezionata ma vi svelo un segreto: non ho intenzione di iscrivermi a Masterchef!

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