Un Festival Extra e una lettera

Maggio per i fundraiser è il mese del Festival.

Maggio è quel momento dell’anno in cui si rivedono i colleghi, ci si confronta, si impara, si condivide.

Quest’anno però anche il Festival ha dovuto piegarsi al virus, sì, proprio lui, il Covid-19, ed è stato costretto a un momentaneo posticipo.

In attesa di rivederci dal vivo, lo staff del Festival del Fundraising ha ideato tante proposte digitali per tenere viva la community dei Fundraiser.

La prima iniziativa è stata Casa Fundraising, in onda dal lunedì al giovedì su Facebook, YouTube e LinkedIn, che ci ha fatto conoscere fundraiser di tutta Italia e anche d’oltreoceano.

Il 13 e 14 maggio è stato il momento della Coronavirus Challenge.

Un micro-Festival del fundraising con sessioni di 15, 30 e 45 minuti.

Un’occasione per imparare dai colleghi e capire come hanno reagito le organizzazioni all’emergenza che stiamo vivendo.

Le sessioni

Purtroppo seguire il Festival non è stato semplice.

Siamo in smartworking, ma tutti lavoriamo più di prima. Ecco perché è stato impossibile dedicarsi completamente al Festival.

Addirittura mi sono ritrovata a seguire una sessione in pausa pranzo.

Tra le sessioni che ho seguito e ho apprezzato c’è quella di Fabio Salvatore, sulla Corporate Social Responsibility.

Ho capito quanto sia importante stare accanto alle aziende, dare loro il giusto spazio e cercare insieme a loro di costruire un percorso. Non bisogna temere la disintermediazione, è necessario essere al loro fianco senza paura.

Tutti quanti siamo testimoni di ciò che è accaduto nel periodo Covid. Molte aziende si sono attivate per sostenere ospedali, altre si sono attivate per sostenere altre aziende. Sta lentamente emergendo la necessità di azioni di CSR.

Se all’inizio erano in pochi a praticare questo “sport”, ora si è generata la reazione a catena e ci sono brand che, pur di affermarsi sul mercato, devono esserci, perché se i loro competitor si sono già attivati, non possono perdere l’occasione!

Fabio è stato talmente bravo che ci ha anche raccontato come è nata la CSR.

Se vuoi scoprirlo, ti lascio il video qua sotto.

Un’altra sessione che meritava molto era quella di Iole Ciliberto, mia collega di Master. Prima di tutto va detto un GRAZIE ad Antoniano Onlus perché è tra i pochissimi che condivide i risultati e non è avaro di comunicare i numeri. Finalmente!

La sua sessione è stata molto stringata e pratica.

Ha raccontato la lead generation fatta in Antoniano attraverso web, carta e telemarketing. Un’integrazione di strumenti che li ha portati ad avere redemption significative in acquisizione e anche a livello di conversione in donatori.

Come sempre, bravi!

Un’altra sessione interessante è stata quella di Francesca Arbitani di iRaiser, che ha ricordato l’importanza del form di donazione e di quanto il pezzo prima della landing faccia la differenza nel riscaldare i cuori dei donatori.

In questo periodo di Covid-19 abbiamo visto un po’ di esempi. Avevo anche scritto alcune riflessioni, le trovi qui.

Sempre bravo il signore dei numeri per eccellenza, Sebastiano Moneta, che anche in questa occasione ci ha insegnato come si leggono al meglio le informazioni che può restituirci il nostro amato (e odiato) database.

Impossibile non citare il grande maestro Zamagni, a cui è stato dato il compito di chiudere questo Festival. Quasi una benedizione papale, da uno che con Papa Francesco ha a che fare!

Tra un terzo settore dimenticato e lo smart working definito “lavoro forzato”, Zamagni ci ha salutato con un messaggio di speranza, a cui vogliamo tutti aggrapparci con forza: “Guardate in alto, perché tra non molto ci saranno cambiamenti interessanti!”

L’organizzazione

Chi frequenta il Festival del Fundraising sa che l’organizzazione è militare, i ritmi sono serrati e non c’è mai tempo da perdere.

Nulla è lasciato al caso e, tra staff e volontari, sei certo che puoi sempre trovare qualcuno pronto a darti una mano e a consigliarti o a guidarti nel labirinto delle sale al Parchi del Garda, l’hotel dove in questi ultimi anni si è tenuto il Festival.

Ovviamente non poteva essere da meno questa versione online. Ho apprezzato moltissimo l’organizzazione e la piattaforma scelta per connetterci.

Uno spazio per la plenaria, uno per le sessioni e poi lo spazio per il networking.

Inoltre, ogni sessione aveva una persona che introduceva il relatore.

Essendo una modalità del tutto nuova, ho trovato genuini questi interventi perché ti facevano entrare in punta di piedi in casa del relatore. A seguire, qualche minuto di riscaldamento che permetteva di conoscere un po’ di più il relatore a livello umano.

Il networking

L’anima del Festival online, a parere mio, è stato il networking. All’inizio avevo vergogna, è quasi tre mesi che vivo in tuta e passo dalla felpa di Harry Potter a quella del Collegio Einaudi.

Poi mi sono lanciata, dicendomi: chissenefrega dell’outfit!

Appena avevo 5 minuti liberi provavo a vedere se qualcuno bazzicava nell’area pensata per il networking e devo dire che alla fine ho provato più e più volte l’ebbrezza di vedere lo schermo in questa modalità.

Questo sistema di newtorking mi ha fatto fare il giro dell’Italia in pochi minuti. Roma, Milano, Bologna, Padova, il Friuli, la Sardegna, poi ho fatto anche un salto in Svizzera.

Fare networking è importante, perché ti aiuta a creare ponti con altri colleghi. Ci si scambiano idee, riflessioni, ci si confronta sui fornitori.

Tra le chiacchierate migliori, cito quella con Fabio Salvatore e con Benedetto Di Blasi, che sono continuate poi nella chat “People”, che permetteva di fare anche videochiamate.

Sì, perché per il networking avevi 10 minuti e un contatore ti indicava quanto tempo rimaneva per chiacchierare!

In questo spazio ho incontrato diversi studenti del Master in Fundraising. Questo è il periodo di inizio dei tirocini, quindi mi hanno chiesto consigli.

La domanda più gettonata che mi hanno fatto è stata: meglio iniziare in una grande organizzazione o in una piccola?

Una studentessa, in particolare, ha voluto condividere con me un pensiero: “Ho paura di non essere capace di lavorare in una piccola, di dover avviare la raccolta fondi da sola.”

E, sinceramente, la capisco, li capisco!

Allora ho pensato di dedicare a questi ragazzi un pezzo di questo mio post, perché ne ho incrociati davvero tanti.

Quindi il resoconto di questo Festival si ferma qui. Se hai piacere, puoi continuare con la lettura della lettera.

Cari allievi del Master in Fundraising,

non sono una Fundraiser veterana, ma comprendo a pieno i vostri pensieri, perché erano anche i miei in quel lontano 2015, quando facevo il Master.

Ve lo confesso, ad un certo punto temevo che non avrei mai trovato un tirocinio adatto a me! Ricordo che in quel mese di luglio andavo a Milano a fare colloqui. Viaggi estenuanti con un caldo assurdo. Partivo con una maglietta di ricambio in borsa. Peggio di Fantozzi, ma non potevo arrivare sudata fradicia all’appuntamento con il mio futuro.

Molti di voi mi hanno chiesto: “Scelgo un’organizzazione grande? O meglio un’organizzazione piccola?”

Me lo chiedevo anche io. Volevo praticamente lavorare ovunque, ma la scelta era una.

Il tirocinio è un inizio. Un primo assaggio della vita di Fundraiser. Sicuramente trovare una realtà con un ufficio di raccolta fondi un minimo avviato, dove quindi non sei il solo fundraiser, è meglio. Perché non partireste proprio da zero.

Allo stesso tempo partire da zero per qualcuno potrebbe essere la sfida della vita che cercava da tempo.

Per qualcun altro invece scegliere una grande organizzazione può essere il sogno della vita perché permette di specializzarsi in una particolare area della raccolta fondi.

Non esiste una risposta giusta e una sbagliata. Non c’è un “è meglio partire da”.

Ragazzi, partite da voi!

Partite dalla causa che sentite più vicino a voi.

E provate a sognare!

Molti si sono trasferiti da una città all’altra per fare questa professione. Io per prima mi sono spostata a Milano, stringendo un po’ i denti perché non era la città in cui sognavo vivere. Ma Milano mi ha insegnato molto e mi ha permesso di stringere dei legami.

E ora sono a Torino. Qua il mondo del fundraising è un po’ diverso da Milano, ma interessante e curioso allo stesso tempo.

Dicevo: i legami.

Non importa se voi andrete a lavorare in una grande organizzazione o in una piccola. Perché potrete sempre spostarvi. La mobilità esiste all’interno della raccolta fondi, non spaventatevi!

Quello che è importante costruire fin da subito è la rete, coltivare le relazioni con i colleghi. Vi assicuro che sono legami che aiutano.

All’inizio è difficile. Io avevo sempre l’ansia da prestazione quando dovevo parlare con i grandi guru della raccolta fondi. Poi ho capito che anche loro come me si sono ritrovati con database da sistemare, mailing bloccati in posta, donatori esigenti, board sfidanti.

Forse è stato proprio quando ho rotto la barriera della paura, quando ho iniziato a guardare ai miei sogni più che ad ascoltare le voci di altri, che ho capito cosa fare.

Io ho scelto di restare in realtà piccole. Perché qua vedi un po’ tutto, perché ti sporchi le mani: le metti nella cacca, concedimi l’eufemismo.

Qua devi fare tu e devi essere creativo, qua lavori gomito a gomito con il Presidente e a volte te lo trovi in ufficio che ti lancia la suggestione del momento, oppure l’ultima copia di Buone Notizie.

Insomma, cari studenti, questi sono i miei suggerimenti:

  • Organizzazione grande o piccola? Se potete permettervelo i primi tempi scegliete con il cuore, cercate di capire di cosa avete veramente bisogno.
  • Coltivate la rete. I compagni di Master, i docenti, gli ex allievi.
  • Continuate a formarvi e a informarvi. Studiate, leggete, lasciatevi contaminare e annotatevi in un quaderno idee, dubbi.
  • Cercate un mentor. Un fundraiser con più esperienza di voi, qualcuno che possa aiutarvi a riflettere sulle scelte, ma che non scelga per voi. Una persona che possa aiutarvi a camminare, ma che non vi porti in spalla.
  • Sognate e siate creativi. Perché il fundraiser sogna in grande.
  • Vivete al meglio il vostro anno di master, perché è un periodo che non tornerà più.

Riguardo la professione del Fundraiser, sono certa che vi piacerà. Non vi sto dicendo che saranno sempre giornate meravigliose e piene di fiori.

Arriveranno le difficoltà, ci saranno giornate piene di cose da fare e giorni in cui sembra che qualcuno abbia aperto il vaso di Pandora.

Ma ci sono anche giorni in cui farete lunghe telefonate con un donatore, giorni in cui arriverà la donazione che aspettavate da tanto o altri in cui un simpatico ometto entrerà nel vostro ufficio e vi firmerà un assegno con 4 zeri.

Fare il fundraiser è un lavoro impegnativo, con grandi responsabilità e carico di senso etico verso l’ente per cui lavorerete e verso i vostri donatori. Non dimenticatelo mai.

Proprio in questi giorni è arrivata la triste notizia che è mancato Ezio Bosso, artista sublime, ma soprattutto persona magnifica, che ci spronava con le sue parole a credere nei sogni, ad andare oltre i limiti, a guardare al domani, perché un nuovo giorno arriva sempre!

Con le sue parole voglio chiudere questo lungo post e le dedico a voi, studenti del Master.

Lavoro, studio, dedizione e responsabilità.
Fuori da questo quadro etico
non c’è talento che abbia senso
Ezio Bosso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *