Giuseppe Giuffrè, noi non siamo l’America

correre1

Da giovane fundraiser quale sono, non sapevo bene se pronunciarmi sulla delicata questione: “Giuffré, signore italo americano, vuole donare 2 milioni di dollari all’ospedale di Ragusa e se lo dimenticano in sala d’attesa”, poi mi sono detta che infondo di fronte a queste vicende non è solo il fundraiser a parlare, ma il caro e vecchio buon senso che spesso nel nostro paese manca.

Non siamo l’America e non ci arrivano tutti i giorni donazioni da 2 milioni di dollari, non abbiamo molti filantropi pronti a fare versamenti così importanti alle istituzioni pubbliche come in questo caso.

Non siamo l’America e proprio per questo quando arriva un donatore che vuole darti questo importo, il minimo che puoi fare è accoglierlo al meglio delle tue possibilità. Lo si poteva tranquillamente gestire in modo rispettoso, onorando la sua donazione e ringraziandolo non solo a parole ma anche con i gesti.

Non siamo l’America e infatti qui non è normale che arrivi un donatore e ti cerchi per fare una donazione così importante, qui normalmente per capire con chi devi parlare devi fare duecento telefonate e cercare di diventare amico di qualcuno per avere una via preferenziale.

Non so se mi capiterà mai nella mia vita di fundraiser, ma spero di non ripetere gli stessi errori qualora mi si presentasse l’occasione di dover gestire e quindi ricevere una tale donazione per l’organizzazione non profit con la quale collaboro/collaborerò.

Potevano invitarlo a pranzo per parlarne, riceverlo in un ambiente più consono. Insomma, andava trattato in un altro modo il signor Giuffrè, perché i grandi donatori possono anche fare a meno di venire proprio da voi a portare i soldi. Possono anche decidere di donarli ad altri o di comprarsi un mega appartamento a Manhattan, o farsi il giro del mondo. Soldi loro, appunto.

Nel momento in cui decidono di investire nel sociale: let’s go, fundraisers! Corriamo, stiamo in campana perché loro vogliono donare oggi, non domani, non tra sei mesi: oggi! Ci hanno scelti, gli siamo piaciuti, ci hanno cercati…e ora corriamogli incontro perché stanno per farci un dono che cambierà la vita di molte e molte persone.

Non tergiversiamo e soprattutto non dimentichiamoli nella sala d’attesa dell’ospedale. Avete mai provato a stare nella sala d’attesa di un ospedale? Credo che il limbo sia meglio.

Il signor Giuffrè tutto sommato è stato un uomo d’onore, una volta accettate le scuse, ha deciso di procedere con la sua donazione. E’ andata bene, ma poteva anche andare meglio! Alla fine è prevalso il buon senso, che va sempre utilizzato in qualsiasi situazione.

Aggiungerei inoltre che non siamo l’America, ma ci sono davvero molti e molti professionisti del fundraising che avrebbero saputo accogliere al meglio il signor Giuffrè.

Sapete anche cosa vi dico, cari enti pubblici e care organizzazioni non profit? Cercate un buon fundraiser che sa cosa deve fare in questi casi, che si prenderà cura del vostro donatore e lo saprà gestire come merita!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *