Tutti insieme appassionatamente: the sound of non profit!

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Quando la Volkswagen è stata accusata per aver “truccato le auto” al fine di ridurre le emissioni inquinanti, avete pensato che tutta l’industria dell’automobile sia piena di gente falsa pronta a rubarvi i soldi in cambio di prodotti scadenti?

Quando avete saputo che l’ingrediente base della Nutella era l’olio di palma, avete boicottato tutte le aziende che producono creme spalmabili alla nocciola?

No.

In entrambi i casi avete scelto di orientarvi su un altro prodotto simile e a vostro parere migliore. Un’altra automobile e una crema spalmabile senza olio di palma. Non avete iniziato a ignorare i due settori perché delle auto non potete fare a meno per spostarvi e anche le creme alla nocciola sono utili in casi di estrema carenza di affetto.

Questo è quanto accade nel profit, se un’azienda sbaglia, le altre continuano a vivere, a produrre senza problemi, i competitors spesso acquistano più clienti perché: nel profit vale la regola morte tua uguale vita mia.

E nel non profit?

Tutto cambia!

Se una ONP dice che raccoglie soldi per un determinato progetto e poi scopriamo che il presidente usa quei soldi per le sue vacanze alle Maldive, oppure se chiediamo soldi per un progetto e poi non spieghiamo come li abbiamo spesi, o peggio ancora non riusciamo a realizzare quel progetto e non lo diciamo, non facciamo una bella figura nei confronti dei nostri donatori perché prima o poi le cose diventano di pubblico dominio.

Automaticamente i nostri donatori possono pensare che tutti i presidenti delle ONP raccolgono soldi per riempirsi la loro pancia senza pensare alla causa, che chiediamo soldi perché vogliamo fregarli, che tutto il mondo non profit è pieno di gente pessima e insensibile e che le cause per cui lavoriamo sono state inventate a tavolino.

Si crea quindi un effetto di “taglio orizzontale”. Se una non profit sbaglia automaticamente ne risentono tutte le altre. Triste verità.

Nel non profit camminiamo tutti insieme appassionatamente, fianco a fianco, legati in vita da una corda. Non siamo nell’arena di Hunger Games, dove siamo in guerra tutti contro tutti e alla fine ne resterà solo uno, peggio di Highlander.
Siamo una squadra unica, dove siamo tutti (passatemi il termine) sfigati allo stesso livello, dove se uno fa una cavolata, automaticamente il resto del mondo non profit perde di credibilità e viene denigrato perché le persone generalizzano.Noi uomini e donne del non profit diventiamo automaticamente dei cattivoni rubasoldi.

Questo pensiero è corretto? Ovviamente no! Ed è per questo che chi lavora nel non profit deve applicarsi ogni giorno, deve lavorare in rete per avanzare tutti insieme.

Da fundraiser in progress quale sono, ho capito che nella raccolta fondi è fondamentale la trasparenza.

Qualche anno fa, quando facevo l’animatrice, una suora cantava “Le cose trasparenti sono quelle più resistenti”. Sul subito avevo riso, ma oggi quella frase mi fa dire che è vero, se sei trasparente e quindi racconti tutto in modo chiaro la gente ti apprezza. E racconti tutto nel bene e nel male, la vita è fatta di alti e bassi, le persone lo sanno bene, lo sanno bene i nostri donatori che sapranno apprezzarci sempre proprio in virtù della nostra trasparenza…che di fatto è anche una questione di etica.

E’ anche una questione di coerenza e di rispetto delle persone perché se chiedo di donare alla mia associazione, è perché realmente c’è una necessità, altrimenti…è meglio rivedere le nostre priorità! Non pensate?

 

 

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