Quando ti sale lo sconforto…anche se fai il lavoro più bello del mondo!

Tra mailing da approvare e report da preparare, sì anche ai Fundraiser ogni tanto sale lo sconforto. E ti ritrovi alle 18.00 a sgranocchiare gallette mentre prepari i ringraziamenti per i donatori. 

Che poi le gallette non si sgranocchiano per fame, ma più che altro per sfogare l’ansia da: “C’è sempre un sacco da fare!”

Facciamo sì il lavoro più bello del mondo, ma anche a noi capitano i periodi di estremo disagio in cui l’unica campagna che vorresti mandare in stampa è: “Adotta un fundraiser!”, ma non lo fai perché vuoi troppo bene alla causa per cui lavori!

Insomma, quando sale lo sconforto è davvero difficile a volte avere la lucidità per affrontare le cose, e ve lo scrive una che con l’ansia e le paranoie ci combatte 365 giorni l’anno, 24 ore su 24. Sì, perché a volte gli account dell’agenzia e le cose da fare mi raggiungono anche in sogno!

Ma facciamo il lavoro più bello del mondo!

Sì, al Festival del fundraising lo sentiamo dire almeno ventordici volte al giorno, ma poi quando sei lì in ufficio, tra donatori che ti chiamano al telefono, mailing da scrivere, mailing da approvare, correzioni di refusi da fare, riunioni, dem, redemption, attrition, retention,  coltivazione dei donatori, dono care, database, lotti, estrazioni: oh ragazzi, ogni tanto lo sconforto sale.

Sconsiglio di mangiare gallette. Non funzionano. Anzi, vi rendono più tristi.

E allora che fare? Vi do (e mi do) tre consigli.

1. pensa a quello che hai fatto

Il primo arriva da Chiara Blasi, che  al Festival del Fundraising del 2016 ci aveva suggerito di fare un filmato delle cose belle che aveva potuto realizzare grazie al suo lavoro, dei successi ottenuti con le onp, un video che raccontava anche la sua vita.

Beh insomma, io un video non ce l’ho ancora, ma in questi giorni la carica me l’ha data una lettera, scritta da una donatrice speciale, che ha voluto condividere con noi la sua storia. Era una lettera piena di affetto e di riconoscenza. Erano parole sincere quelle, che davvero mi hanno svoltato la giornata e mi hanno fatto capire quanto sia importante il nostro ruolo di tramiti.

E ancora, quando un donatore ti chiama e ti cerca al telefono.

E ancora, quando inizia un nuovo progetto e lo vedi crescere passo dopo passo e ti appassioni, riempi gli educatori di domande perché vuoi capire, vuoi essere sul pezzo e raccontare al meglio ai donatori quello che state realizzando grazie a loro.

Sì, facciamo il lavoro più bello del mondo, ma anche noi abbiamo bisogno di ricaricare le energie.

2. FATTI UNA LISTA

Questo vale per tutti i lavori, ma le liste aiutano sempre e, udite udite, servono anche per la spesa.

Ad esempio io non la faccio mai, poi ad un certo punto mi sono ritrovata con una spugna per la doccia come quella qui sotto.

Ci ho messo tre settimane a ricordarmi, poi finalmente mi è venuto in mente tra una corsia e l’altra dell’Esselunga. E finalmente l’ho comprata.

A parte questo siparietto personale, le liste servono per ordinare le idee. Segnarsi quello che c’è da fare, aiuta moltissimo perché si ha la certezza di non perdere di vista le cose.

E poi, che soddisfazione spuntare le cose fatte!

Quindi prendi un quaderno, usate Evernote o Google Keep o Remember the milk, non vivere senza liste, una lista allunga la vita! E ti permette di comprare tutte le cose che ti servono al supermercato! Ricordalo!

3. prenditi un appuntamento fisso

Io me lo prendo ormai da anni, quest’anno sarà il quarto, ma il Festival del fundraising, se ben vissuto, è sempre un momento di condivisione e networking importante.

Ci si ricarica, si stacca dall’ufficio, si seguono le sessioni dei colleghi secchioni (che ne sanno sempre una più del diavolo) e, consiglio spassionato, li si può placcare all’uscita. Sì perché se sei bravo, riesci a farti 6 aperitivi e 6 pasti con professionisti di ogni genere.

Sì perché il Festival non si deve vivere solo prendendo appunti e aggiornando lo stato Facebook facendosi i selfie al Parchi del Garda (che è un Hotel bellissimo), il Festival è soprattutto sganciarsi dal gruppo e conoscere gente nuova. 

Il Festival è incontrare nuovi fornitori, scambiarsi biglietti da visita e dire la fatidica frase: “Teniamoci in contatto.”

Anche quest’anno ci sarò. Pronta a conoscere gente nuova.

E tu, ci hai già pensato? Se ti interessa, qui trovi il mio racconto dello scorso anno e qui quello dell’anno prima e ancora qui, quello del 2015, il mio primo Festival!

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