Ho la soluzione: la raccolta fondi su Facebook!

Dimmi che non hai mai detto questa frase.

Lo so, ti è venuta la tentazione. Sì, pure io l’ho attivata per la Onlus presso cui lavoro, ma no, non ho mai detto quella frase. E magari poi ti spiego anche il perché.

Qui però voglio dirti che ho voluto provare la raccolta fondi su Facebook, perché volevo capire come funzionava sia dal lato del donatore, che di quello del personal Fundraiser.

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Ti racconto una bella storia: sono andata a una mostra segreta

Concedetemi un OT.

C’è una bambina che vive in un paese lontano, un paese dove non c’è pace da tempo. Questa bambina ha 11 anni, si chiama Maria Barghouty e vive in Siria. I suoi disegni, al contrario di lei, hanno viaggiato tanto, grazie a un amico di famiglia, e il suo talento è arrivato fin sulle rive del lago d’Orta, a Omegna, dal Consiglio Comunale dei Ragazzi (CCR), che l’hanno subito adottata e ora vogliono farla venire qui in Italia.

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Cose da imparare dal profit

“I’m your father!”

Non so se sia nato prima il profit o il non profit.

Ma una cosa è certa: anche se sembra brutto e cattivo, anche se il profit viene dipinto come se fosse l’impero del male, sono convinta che il terzo settore debba imparare tanto, tantissimo dal profit!

E adesso ti do tre motivi concreti per dirti perché! Pronto con la spada laser?

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Del Festival e dei Fundraiser

E mentre meditavo sull’antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all’estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia… e una bella mattina… Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.
Il grande Gatsby – F. S. Fitzgerald

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Quando ti sale lo sconforto…anche se fai il lavoro più bello del mondo!

Tra mailing da approvare e report da preparare, sì anche ai Fundraiser ogni tanto sale lo sconforto. E ti ritrovi alle 18.00 a sgranocchiare gallette mentre prepari i ringraziamenti per i donatori. 

Che poi le gallette non si sgranocchiano per fame, ma più che altro per sfogare l’ansia da: “C’è sempre un sacco da fare!”

Facciamo sì il lavoro più bello del mondo, ma anche a noi capitano i periodi di estremo disagio in cui l’unica campagna che vorresti mandare in stampa è: “Adotta un fundraiser!”, ma non lo fai perché vuoi troppo bene alla causa per cui lavori!

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Fare fundraising…in oratorio?!

“Se ci pensi don Bosco è stato il primo fundraiser!”

Tempo fa una mia amica mi ha detto questa cosa. E sapete!? Aveva ragione!!

E don Bosco è anche l’uomo che ha inventato l’oratorio (insieme a S. Filippo Neri, altro fundraiser!). Ma una volta era più facile, no? Andavi dalla ricca marchesa, dal ricco signore e chiedevi per gli orfanelli, per i ragazzini di strada.

Oggi si può fare raccolta fondi in oratorio?

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