Summer time – Road to Barcellona and…


“Qualunque cosa un uomo può immaginare, altri uomini possono rendere reale.” – Jules Verne

Andare in vacanza significa riposarsi un po’, certo, ma per me significa anche tenere sempre un occhio attento sul Fundraising, soprattutto se vai all’estero e puoi scoprire cosa succede fuori dalla frontiera italiana.

Insomma, si è sempre Fundraiser anche se hai ai piedi un paio di Birkenstock (senza calzini bianchi!) e il costume nello zainetto.

Quest’estate la mia vacanza mi ha portato “in giro per il mondo”, non in 80 giorni, come vuole ricordare il fotogramma qui sopra, ma in qualcuno meno.

Il giro è cominciato con un aereo per Barcellona ed è continuato con una visita alle zone dell’Italia Centrale.

Quello che troverai qui di seguito forse non aggiungerà niente di nuovo alle tue conoscenze di strategie di Fundraising, ma penso possano essere riflessioni interessanti da fare in Italia.

BARCELLONA

In Spagna il Fundraising non ha la stessa diffusione dei paesi anglosassoni, ma è la stessa che abbiamo nei paesi mediterranei, dove la raccolta fondi è in una fase di crescita, è strutturata bene solo per alcuni nomi noti e ancora la figura del fundraiser non viene riconosciuta come figura di tipo professionale.

Eppure si impara anche da Barcellona e dai punti nevralgici che caratterizzano questa città.

Iniziamo dal più noto, la Sagrada Familia.

LA SAGRADA, UN SOGNO A PIU’ MANI

La storia è nota, in breve è il più lungo cantiere contemporaneo (dopo la TAV?), iniziato da Francisco de Paula del Villar y Lozano, nel 1883 è passato nelle mani di Antoni Gaudì (dicono le fonti a causa di divergenze tra Villar e i donatori!), che aveva allora soltanto 31 anni.

Gaudì rimise mano all’intero progetto e con i suoi metodi, che definirei creativi, ripensò e ideò una chiesa che di fatto potremmo definire sospesa tra sogno, natura, narrazione e religione.

Volete sapere dove ho trovato la mia ispirazione? In un albero; l’albero sostiene i grossi rami, questi i rami più piccoli e i rametti sostengono le foglie. E ogni singola parte cresce armoniosa, magnifica. – A. Gaudì.

Ma non è questo il luogo per fare una lezione di arte e non sono nemmeno la persona adatta.

Come dicevo poco prima, la Sagrada è andata avanti mattone dopo mattone grazie all’aiuto delle donazioni degli spagnoli, ma non solo!

Visitare la Sagrada comporta l’acquisto di un biglietto, con varie tipologie di percorso. Ho scelto quello che permetteva di visitare la Basilica e una delle due torri. Costo 29€. Non economico, ma i 29 € serviranno a finanziare la costruzione della Basilica: “Il tuo contributo ti rende parte integrante di questa grande opera!”

Con il biglietto d’ingresso alla Sagrada si diventa quindi sostenitori di uno dei più grandi cantieri dell’era contemporanea!

Lo so, la comunicazione poteva essere resa graficamente in modo più accattivante, simpatico, giovane, mettila come vuoi, ma apprezzo che te lo stiano dicendo chiaramente.

E all’interno della Sagrada, anche se la cosa è risaputa, non mancano i cartelli che ti ricordano che stai passeggiando in un cantiere e quindi è normale non trovare tutto perfettamente a posto.

PRIMA E DOPO

L’acquisto on line del biglietto ha comportato il “ratto” della mia email (bravi!!!). Dopo le prime comunicazioni di tipo burocratico, il giorno prima della visita mi è arrivata una mail di remind:

Con tutti gli eventuali link relativi a dove entrare, le regole e la struttura della Basilica. (Ti faccio ridere, sul web dicevano che non si poteva entrare alla Sagrada con i sandali. Mi sono immaginata i Francescani in coda che chiedevano di entrare e un addetto che rispondeva loro: “No, avete i sandali!”)

Okay, qualcuno non guarda la mail quando è in vacanza, forse un sms sarebbe più comodo?

E al termine della visita, esattamente 24 ore dopo, mi hanno scritto di nuovo!

Ovviamente, ho compilato il formulario ed ecco quali domande mi sono balzate all’occhio:

Se rispondi sì, viene seguita da quest’altra domanda:

Se rispondi no, ovviamente ti chiedono chiarimenti:

Ma in qualsiasi caso ti ricordano: “Ehi amico, anche se il tour ti ha fatto schifo, o hai avuto problemi, sappi che hai fatto una donazione!”

Il concetto è molto bello, certo con un po’ più di enfasi e grafica simpatica si potrebbe rendere il tutto ancora più accattivante, ma io me lo sono segnata.

E li perdono, perché una volta terminata la compilazione del form ti arriva una mail dove ti mandano un regalo, un invito a un evento che tu hai aiutato a diventare realtà e a cui non puoi proprio mancare perché ormai sei coinvolto in questa grande opera.

CASA BATlLò, DRAGHI e REALTà AUMENTATA

Non si può andare a Barcellona senza passare da Casa Batllò, altra opera nata dall’ingegno dell’architetto Gaudì. Ecco che anche in questo caso ho acquistato i biglietti con anticipo, per evitare le code e organizzare al meglio il soggiorno.

Le scelte stilistiche fatte dall’architetto in questa casa sono meravigliosamente uniche, perché nessuna linea è retta, ma è tutto un susseguirsi di onde e curve in ogni singolo angolo della casa. Ma anche qui mi fermo, perché non fornisco lezioni di arte.

La visita comincia ancor prima di arrivare alla casa, quando nella tua casella di posta ti arriva un messaggio di remind sulla visita, con qualche piccolo stuzzichino per fare un “aperitivo”.

La grafica, rispetto a quella della Sagrada, è sicuramente più accattivante e il messaggio è chiaro: “Insomma Francesca, ti stiamo aspettando! Ma prima che arrivi, iniziamo a stuzzicarti un po’, perché quello che vedrai è un gioiellino non da poco!”

Effettivamente è proprio così, casa Batllò ti incanta con le sue stanze e soprattutto con la realtà aumentata. Hai capito bene, la realtà aumentata!

La casa infatti non è più arredata e, per farti rivivere al meglio il suo splendore, ti forniscono uno smartphone e un paio di cuffie blu, come il colore guida di tutta la casa. 

Grazie all’audio-video guida, si scopre la storia della casa, l’edifico è privato, in parte è abitato e in parte visitabile. Cosa fondamentale: non riceve alcun contributo pubblico. Il costo del biglietto sarà destinato integralmente alla gestione della casa, che si presenta pulita e ordinata.

Ho trovato questo strumento molto funzionale e simpatico, permette di conoscere al meglio la struttura e di capire com’era al suo massimo splendore, senza la bolgia di persone che ogni giorno la visita e da cui sei inevitabilmente circondato.

E il giorno dopo la visita: ecco in arrivo la dem di ringraziamento, con ancora qualche simpatico contenuto. E’ scritta in un italiano zoppicante, ma fa comunque piacere riceverla!

E poi non dimentichiamo come casa Battlò presenta se stessa in questo video molto carino e intrigante! Accetta i cookies per vedere il video sulla casa!

la cattedrale fatta di luce e mattoni

Ultima visita che voglio ricordare (e consigliare), è la Cattedrale di Barcellona, che trovi nel Barrio Gotico, il quartiere gotico di questa affascinante città.

Premesso che adoro le architetture gotiche, ho amato particolarmente questa zona di Barcellona e mi sono innamorata della bellezza di questa Cattedrale.

Questa foto non le rende assolutamente merito, ma credimi, se capiti a Barcellona è un edificio che non puoi perderti!

Tornando al Fundraising, mi sono imbattuta in una delle classiche campagne che possiamo trovare anche da noi in Italia e che sono certa prima o poi capita di fare a tutti i Fundraiser.

Dona per risistemare il tetto. I cartelli erano affissi all’uscita laterale della chiesa, ma erano accessibili anche ai visitatori del Chiostro.

Con tanto di cost example che ti fanno capire il valore del tuo dono.

Semplice, classica, coerente, quasi completa. Il rischio di perdita delle anagrafiche è un po’ alto.

Di riflesso penso a quanto ho visto a Roma nella chiesa di Sant’Agnese in Agone in piazza Navona, meravigliosa, da vedere assolutamente. Sull’altare interno era presente una raccolta fondi per il restauro della cripta, veniva chiesto un obolo e allo stesso tempo chiedevano di registrare autonomamente nome e cognome sul registro dei donatori.

E poi come fai a verificare che qualcuno non si sia registrato perché spesso nei luoghi turistici è possibile lasciare un ricordo del proprio passaggio? 

Che poi se consultate il sito della Chiesa, sotto la voce restauri vi manda a questo, che racconta il progetto tecnico. Se arrivate vivi al fondo, potete anche fare una donazione. 

Insomma, amici, vi serve un fundraiser!!

cosa mi porto a casa da questo viaggio?

Come dicevo all’inizio, non ti ho dato delle grandi idee di Fundraising, ma questo viaggio mi ha fatto riflettere sulla cultura in Italia, riflessione che è poi continuata in Italia, la settimana successiva mentre visitavo Roma, riflessione che è ripresa quando pochi giorni fa in Italia è crollato il tetto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami a Roma.

Abbiamo un patrimonio artistico meraviglioso, sia a livello architettonico che paesaggistico. Siamo un paese stupendo, che si affaccia su quel mare che è stata culla di civiltà meravigliose come gli Egizi, i Greci e i Romani, per citarne alcune.

Abbiamo una storia alle spalle che ha un fascino senza pari.

Abbiamo cose che in altre parti del mondo si sognano.

Eppure le ristrutturiamo male, lasciamo che crollino, le abbandoniamo.

Purtroppo vedo tempi molto bui per la cultura in Italia e se già oggi fare raccolta fondi per la cultura è complesso, mi chiedo cosa accadrà ora che abbiamo queste dinamiche politiche poco inclini a tutelare e valorizzare il patrimonio artistico e culturale italiano.

Dopo il crollo della splendida Basilica di Santa Croce a Firenze, in Italia uscivano articoli come questo. Che tristezza.

Penso che tutti noi dobbiamo tornare a innamorarci del nostro Paese, dobbiamo ricominciare a guardarlo con occhi diversi, perché rischiamo giorno dopo giorno di cancellare le orme del nostro passato, rischiamo di gettare al vento quei secoli di Storia che hanno reso l’Italia così bella.

Abbiamo ministri che impegnano anima e corpo a lottare per non accogliere altri stranieri, ma non si rendono conto che gli Italiani stanno diventando stranieri in Patria, perché non hanno più una loro identità nazionale.

Badia di Santa Maria della Gloria, Anagni (FR)

Ci sono giovani laureati che, pur di trovare un lavoro, fuggono all’estero portando nella valigia tesi che parlano di conservazione del patrimonio. Noi Fundraiser possiamo trovare i fondi, ma non possiamo fare tutto da soli, abbiamo bisogno di tutti per far appassionare gli italiani all’Italia.

E poi potremo riarredare i luoghi con la realtà aumentata, potremo fare un bel customer care per i nostri visitatori, potremo smetterla di avere gli arbitri in pettorina gialla a Roma, perché finalmente gli stranieri sapranno che l’Italia ama se stessa e che questo non è il paese delle libertà, ma è quello della cultura. Perché io gli arbitri all’estero non li ho mai trovati!! Li usano solo per le partite di calcio!

La foto è brutta, ma ti dà un esempio della quantità di arbitri con la pettorina gialla che gira in piazza di Spagna

Forse il mio è un sogno, forse utopistico, forse poco concreto.

Ma sono certa che qualcosa per la nostra Italia possiamo farla e penso di parlare a nome di molti colleghi nel dirvi: “Noi ci siamo!”, resto dell’Italia, politici twittatori, voi ci siete?

Piazza di Collepardo (FR)

Disclaimer: il fotogramma in apertura è del film Il giro del mondo in 80 giorni, le altre foto sono screenshot dei miei biglietti e scatti fatti durante le vacanze. Grazie a chi mi ha accompagnato in questa vacanza.

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