Storie di sprechi

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Alzi la mano chi non ha mai storto il naso quando, aprendo il frigo, ha scovato nell’angolo più remoto una zucchina tutta molliccia e dimenticata lì da chissà quanto tempo.

Alzi la mano chi non ha mai storto il naso di fronte a quegli ultimi 10 maccheroni abbandonati in frigo con l’idea di “mangiarli riscaldati” e che poi immancabilmente sono finiti nel bidone perché vecchi di qualche giorno.

Alzi la mano chi non ha mai storto il naso al supermercato di fronte a un limone un po’ troppo butterato o a una mela con un piccolo buchino, abitazione di un verme single.

Siamo tutti un po’ spreconi, nessuno escluso, tanto che le stime dicono che ognuno di noi spreca in media 100 kg di cibo all’anno!

Questo non succede solo ai privati, anche nel mondo dell’agricoltura le cose imperfette non sembrano gradite. Non tutte le ciambelle escono con il buco e non tutto il cibo (per fortuna) ha una forma perfetta. Succede che a volte le cose cambiano forma, colore perché in fase di crescita da due limoni potrebbe svilupparsene uno soltanto oppure un ortaggio prende una forma strana perché incastrato in mezzo ad altri.

Ebbene, la triste verità è che queste cose normalmente vengono buttate, centinaia e centinaia di ortaggi ogni anno vengono buttati perché non conformi ai “canoni di bellezza” dettati dalla GDO.

Questo fenomeno aggiungendosi allo spreco quotidiano proveniente dal settore della ristorazione, dal privato, dalla produzione e dai supermercati, genera un quantitativo di cibo che, se riutilizzato potrebbe giovare a molti.

Recuperare il cibo, ridurre al minimo gli sprechi e soprattutto cercare di utilizzare anche il cibo imperfetto sono le linee guida di Ben Simon che dopo aver attivato il progetto Food Recovery Network con l’Università del Maryland, ha deciso di attivarsi e di creare il progetto Imperfect Fruit con lo scopo proprio di recuperare il cibo che “non è uscito con il buco”.

Un’iniziativa lanciata con una piattaforma di crowfunding, Indiegogo e che ha subito raggiunto un grande successo, segno che il fenomeno sensibilizza un grande bacino di persone.

Potremmo farlo anche noi nella nostra bella penisola? In Francia da qualche giorno lo spreco di cibo è considerato un reato, l’Italia come risponde?

In questi giorni la notizia è rimbalzata su diversi quotidiani che hanno dato voce alla questione, ultimo la Repubblica con un articolo di Sabato 30 maggio 2015 scritto da Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food.

Nell’anno in cui il mondo intero guarda all’Italia per un’esposizione universale incentrata sul cibo è tempo di dare risposte concrete allo spreco. Il Banco Alimentare si è organizzato per recuperare ogni sera da Expo il cibo in disavanzo, quello che non viene mangiato. Un gruppo di volontari lo recupera e lo distribuisce a chi ne ha bisogno. Bellissima iniziativa e soprattutto concreta!

Lo spreco avviene in vari luoghi ed è ad opera di persone differenti. Accanto a quelli già evidenziati, però vorrei fare una mia riflessione in merito ai servizi delle mense. Spesso lo spreco è dettato non sol dalla gente che decide di non terminare il cibo oppure da quello che viene sprecato, spesso ci ritroviamo di fronte a pietanze cucinate male o che hanno sapori piuttosto controversi. Le mense scolastiche, le mense aziendali troppo spesso propongono cibi poco salutari ai loro fruitori. Il tutto per colpa del risparmio. Ma se il risparmio deve tramutarsi in spreco cioè cibo gettato nel cestino perché immangiabile…qualcuno mi spiega dov’è il risparmio, se non solo nelle tasche dei proprietari delle catene delle mense?

Dobbiamo lavorare tutti affinché lo spreco sia ridotto al minimo, ma bisogna lavorare non solo con le parole. Servono delle azioni concrete, bisogna sensibilizzare le persone di qualsiasi età perché il cibo è di tutti. Se volete potete contribuire alla petizione di Cange.org contro gli sprechi, qui tutte le informazioni

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