Scuola pubblica e raccolta fondi

back to school

Settembre è iniziato e le scuole stanno per riaprire, genitori e insegnanti sono ormai in fermento con i bilanci di inizio anno e i costi scolastici.

Progetti, materiali, sembra che lo stato ormai da anni finanzi in modo non adeguato i nostri istituti pubblici, a discapito così degli utenti e delle famiglie che sono costretti ad autotassarsi per cercare di organizzare laboratori, aiutare famiglie in difficoltà e molto altro.

Dove trovare questi soldi?

Largo spazio alle associazioni dei genitori che si impegnano a raccogliere con banchetti e iniziative quanto serve alla scuola: dai soldi per finanziare i progetti, al materiale vero e proprio: sappiamo tutti che la prima necessità nelle scuole italiane è la carta igienica, ma fidatevi che servono anche risme di carta, penne, sapone e molto molto altro.

E largo spazio anche a tutti quei dirigenti illuminati che già fanno fundraising grazie anche alle erogazioni liberali che possono ricevere gli istituti e grazie a queste sono riusciti a ristrutturare intere strutture.

Ma tutto questo genera tanti dubbi. In primis perché dobbiamo raccogliere soldi per la scuola pubblica? In quanto pubblica non dovrebbe essere sovvenzionata dallo stato?

Certo, la domanda è legittima ed effettivamente sarebbe fantastico se lo stato provvedesse in toto alla scuola. Con la riforma della scuola – La Buona Scuola – ha creato lo School bonus, per ulteriori informazioni relative alle donazioni vi consiglio di approfondire il tutto sul sito Qui non profit curato da Carlo Mazzini.

Quindi come fare?

Le associazioni dei genitori sono ottime, perché possono fare da punto di raccolta sul territorio o anche sulla singola scuola in base alle dimensioni della stessa e del circolo didattico, ma è importante che sia anche la scuola stessa a muoversi in modo proattivo, dirigenti e insegnanti. Largo spazio  alla creatività, che come sempre nel fundraising è l’elemento base, ma soprattutto largo spazio alla pianificazione anche , anzi soprattutto sul lungo periodo. Il rischio come al solito è di raccogliere per il progetto, raccogliere all’occorrenza senza costruire un bacino di donatori, delle persone legate all’istituto che sentono loro la causa dell’istruzione. In questo modo ci si ritrova sempre punto a capo ogni volta, quindi si corre ai ripari con dodicimila iniziative in contemporanea, con estremi sprechi di energie, rischiando così di raccogliere poco e male, o raccogliendo fondi solo dai soliti noti.

E chi sono i soliti noti?

Le famiglie che già sono in quella scuola e che sono stanche di autotassarsi.

E come si può evitare tutto questo?

Tutte le vostre scuole sono sicuramente collocate in una città, in un quartiere, in un paese. Tutte le vostre scuole hanno degli alumni, gente che ha studiato lì, gente che ha trascorso delle belle esperienze lì e che nel nome di tutto questo potrebbe sentirsi fiera di poter offrire ai bambini/ragazzi di oggi le stesse esperienze. Oltre a loro le persone del paese dovrebbero sostenere gli istituti scolastici, perché formano le persone che gestiranno un domani quel paese dove è collocata la scuola e magari diventeranno la classe dirigente della nostra Italia. E proprio a tal proposito, se li abituiamo da piccoli…chissà quali grandi cose faranno da grandi!!!  

E poi ci sono le aziende, che possono investire negli istituti per creare la loro forza lavoro nel futuro. Cosa non da poco, oltretutto!!

Certo che non posso fare un banchetto con scritto: “Sostieni la nostra scuola, non abbiamo nemmeno i soldi per la carta igienica.”. Perché la prima risposta dell’Italiano medio è: “Non ho i soldi io per arrivare a fine mese, cosa me ne frega della carta igienica della scuola?”
Ricordiamoci che la crisi c’è per tutti ed è un problema fortemente radicato nella nostra società, nella nostra quotidianità.

Il donatore che sceglie di sostenere la vostra scuola deve essere coinvolto da un senso di bene comune, di partecipazione a un progetto che porterà i suoi frutti nel tempo. Sostenere una scuola è un investimento sul domani, sul futuro. Qualcosa che potrebbe cambiare anche il welfare del paese/città/quartiere e gradualmente potrebbe riversarsi anche sul resto della regione o della nazione.

Come ricorda Massimo Coen Cagli: non riduciamo quindi le raccolte fondi per la scuola ai meri problemi gestionali. Certo, la carta igienica serve, ma non ha sex appeal (scusate il gergo), provate invece a proporre un laboratorio di musica con possibilità per i donatori di partecipare gratuitamente al concerto di fine anno, per fare un esempio.

Spiegate sempre qual è il vostro valore aggiunto, perché la vostra scuola ha ragione di esistere non solo come centro di formazione, ma come essa si pone nella sua città.

Prendete poi spunto da altri. Sono numerose le scuole che già fanno fundraising, private e pubbliche. Sono molti i dirigenti che hanno investito tempo e capitale umano per raccolte fondi che hanno permesso anche di ristrutturare la scuola.

Volendo poi c’è sempre il crowdfunding (sempre lui!) che potrebbe aiutarvi sui singoli progetti. Schoolraising è una piattaforma pensata proprio per le scuole. Però un consiglio, che danno anche fundraiser ben più navigati della sottoscritta: prima di fare queste raccolte, che ora vanno molto di moda, provate con le persone che vivono nella vostra città, sensibilizzatele e raccontate la storia delle vostre scuole, poi gradualmente potranno essere accompagnati a donare su internet, ma prima le cose vanno costruite.

Vi lascio QUI un interessante articolo sulla raccolta fondi nella scuola pubblica e QUI trovate un interessante documento di Coen Cagli sempre sul fundraising nella scuola pubblica.

E quindi buon anno scolastico e buona raccolta!

E se vuoi raccontarmi la tua esperienza..scrivimi!

2 pensieri su “Scuola pubblica e raccolta fondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *