Fundraising day: che traffico!

Sul web si perde un sacco di tempo. Ma il web serve e servirà sempre di più anche al mondo del non profit! Al Fundraising Day abbiamo parlato di questo e di molto altro.

Purtroppo una giornata passa in fretta, ma quali segni indelebili ha lasciato? Cosa ci siamo portati a casa? Abbiamo perso il nostro tempo?

Qui di seguito cercherò di darvi un po’ di suggestioni che ho raccolto al Fundraising Day, senza la presunzione e la pretesa di raccontarvi tutto.

Ho pensato di suddividervi le informazioni in base alle sessioni seguite, se qualcosa non è chiaro, chiedete lumi e vi risponderò!

Non è più la stessa storia! Nuovi modi digitali di raccontare l’impatto della tua organizzazione – Marcia Stepanek

Gli alumni del master hanno avuto un’anticipazione di questa sessione la sera di venerdì, durante la Reunion degli Alumni. Ho sentito per la prima volta Marcia al festival nel 2016 e mi ha fatto piacere ritrovarla anche al Fundraising Digital. Trovo sia una grande professionista e una donna molto intelligente, brillante e simpatica.

La sua sessione è stata davvero interessante per tutto quello che riguarda il coinvolgimento dei donatori e l’uso del web e dei social per farli entrare, farli partecipare alla Mission, raccontando loro le storie, facendo vedere con foto e filmati quello che facciamo. Insieme a questo si può utilizzare anche la realtà aumentata, che oltreoceano funziona molto.

Ma attenzione, non dobbiamo solo spingere in giro le informazioni, dobbiamo pensare a chi scriviamo e come lo scriviamo, non esiste più il “pubblico generico”, sui social possiamo sapere chi ci segue, quanto interagisce, la sua età il suo sesso, i suoi interessi. Questo è importante tenerlo presente quando ci accingiamo a creare dei contenuti per i nostri social.

Soprattutto sui social è fondamentale avere delle interazioni, quindi far partecipare i propri donatori, il proprio pubblico commentando, condividendo e a volte anche creando i contenuti. Il web è uno strumento partecipativo e allora anche quando si tratta di terzo settore, dobbiamo agire secondo quest’ottica di condivisione.

Ironia e viralità: ricetta vincente per i video di raccolta fondi online.Il caso ActionAid feat. The Jackall – Francesca Monteduro e Francesca Tambussi

Avevo parlato di questa azione di fundraising proprio da queste parti e non potevo proprio perdermi questa sessione.

Le due Francesche hanno raccontato come hanno deciso di rilanciare un prodotto vecchio con un mezzo di comunicazione digitale. L’adozione a distanza ha ormai 80 anni e non funziona più come prima, grazie a questa azione sono riusciti a rilanciarla e soprattutto hanno ottenuto un’ottima visibilità sui social.

Oltre a rilanciare l’adozione a distanza, le due Francesche volevano provare a utilizzare una comunicazione ironica, divertente, non la solita faccina di un bimbo triste e sofferente, per dimostrare che non bisogna essere sempre pietistici. A volte un po’ di leggerezza non guasta, anzi…a quanto pare aiuta!

Questa azione di fundraising purtroppo è per pochi, visti gli investimenti fatti, (alcuni quasi dichiarati, altri no per policy aziendale, che potrebbe anche essere un po’ rivista, viste le domande che si sono sollevata dal pubblico), che non sono di certo alla portata delle piccole organizzazioni, a meno che non troviate dei testimonial gratuiti…come dirò un po’ più sotto.

SEO per NON-SEO. Ecco cosa fare subito per ottimizzare il tuo sito! – Michele Baldoni

Tornando alla sessione, devo dire che è stata la più impegnativa della giornata e che mi sarebbe tanto piaciuto fosse collegata a un laboratorio pratico. Sono davvero numerosi gli spunti che ci ha dato Michele, soprattutto ci ha spiegato come bisogna ragionare quando si scrive un post, si progetta un sito. Il succo è semplice: porsi dal lato dell’utente, dal lato di chi cercherà le informazioni che stiamo inserendo sui siti delle nostre organizzazioni, cercando di capire l’intento di ricerca. 

Parole chiave, informazioni strutturate ad albero e molto altro ancora insieme a tanti utili strumenti che aiutano a migliorare la SEO del nostro sito web.

Aneddoto. Ho incrociato Michele Baldoni sulle scale, senza sapere che fosse Michele Baldoni. Ho detto con i miei compagni di master: “Ragazzi, chi viene in aula 10? Io vado lì. E’ la sessione sulla SEO!” E lui mi ha sentita e ha risposto una cosa tipo: “Sì dai, tutti su!”. Era Michele Baldoni, dottorSeo.  Uh, che figurone.

Una nota. Penso che approfondirò la SEO, credo che anche il mio sito ne abbia bisogno!

Il digitale è sempre utile alla raccolta fondi?No e capiamo perché! – Fabio Salvatore

La sessione di Fabio Salvatore valeva tutta la giornata. Simpatico, brillante e sempre sul pezzo, Fabio ci ha detto chiaramente che è ora di smetterla di iscriverci a ogni boiata che ci viene proposta sulla rete, a tutte quelle piattaforme dove dobbiamo invitare i nostri donatori a cliccare su “Mi piace”. 

Dobbiamo imparare a portare verso di noi i clienti delle aziende e non mandare i nostri donatori verso le aziende, trovando dei sistemi che non vadano a intaccare e a snaturare i processi che le aziende portano avanti da tempo.

Molto interessante la questione relativa all’inserimento delle donazioni nel momento del pagamento di un acquisto. Mi ha fatto tornare a 24 ore prima quando, nella stazione di Bologna, la macchinetta di Trenitalia mi ha chiesto se volevo fare una donazione per una causa di cui non ricordo nemmeno l’argomento.

Fabio ci ha spiegato che le aziende sono molto restie all’inserimento della possibilità di donazione nella pagina del pagamento, perché da quella fanno il fatturato e inserire un flag, un menù a tendina o altro, richiede un cambiamento del funnel.

E che è sto funnel? Il funnel è l’imbuto, ossia i diversi passaggi che intercorrono tra l’utente che approda sul sito come visitatore (inizio dell’imbuto) e ne esce come cliente (fine dell’imbuto). Insomma, sto funnel è studiato dalle aziende con grande attenzione ed è davvero difficile riuscire a chiedere delle modifiche, l’utente potrebbe anche interrompere l’acquisto!

Bisogna insomma dialogare con le aziende, per cercare di trasformare i loro clienti in nostri donatori. Fabio lavora da Last Minutes Fundation, lui è riuscito a cambiare il funnel. Questo, per quel che mi riguarda, lo fa salire subito nell’Olimpo degli eroi, ma soprattutto con questo cambiamento è riuscito a dimostrare che non succede nulla, l’azienda infatti non ha subito alcun cambiamento nelle redemption. Yes, we can do it. Dobbiamo solo dialogare!

Ma soprattutto dobbiamo portare il traffico delle aziende verso di noi, per aumentare il nostro traffico!

Ricordiamo poi di puntare sul personal fundraising, perché quando un amico ti chiede di donare, è più facile che tu scelga di fare la tua donazione. E il personal fundraising funziona tantissimo grazie all’on line. Non è necessario essere famosi per renderlo efficace, dobbiamo solo essere spontanei! Accanto a questo, non perdiamo di vista Facebook Donation, arrivato da poco anche in Italia, è già divenuto oggetto di raccolta fondi per alcune grandi organizzazioni.

Dal testimonial alla testimonianza: costruire uno storytelling sostenibile nel tempo con i web influencer. Il caso Terre des Hommes. – Stefano Carboni e Paolo Ferrara

La giornata si è chiusa con Paolo Ferrara e Stefano Carboni che ci hanno raccontato la storia degli influencer in carne e ossa, ma anche in cartone e cartone, che Terre des Hommes ha avuto negli anni.

Ho trovato questa sessione davvero singolare e molto utile anche per le organizzazioni piccole, perché Stefano e Paolo hanno voluto raccontare l’intera esperienza, le difficoltà e le fatiche che hanno caratterizzato la ricerca di testimonial e la loro gestione, i colpi di fortuna avuti negli anni e i ritorni che hanno avuto a livello di donazioni. Ma anche l’effetto di “boom” di testimonial, che si sono prodigati nella promozione della campagna Indifesa, #OrangeRevolution.

Sono davvero numerosi i nomi noti che affiancano da anni Terre des Hommes, Una su tutti: Selvaggia Lucarelli che si è davvero innamorata di questa organizzazione e dei suoi progetti, arrivando anche a fare dei viaggi per andare a visitare i campi profughi.

I testimonial sono molto importanti e regalano alle organizzazioni grande visibilità, vanno però educati, gestiti e indirizzati, in modo che nel loro essere testimonial e anche influencer, riescano a comunicare i messaggi giusti ai loro followers. Dobbiamo, passatemi il termine, sfruttare la loro creatività, lasciarli liberi di essere se stessi ed essere creativi. 

Selvaggia e tutti gli altri non sono stati pagati, questo ci fa ben sperare anche per le organizzazioni più piccole. Forse.

Una sessione privata

Il venerdì sera ho partecipato a un’anteprima della sessione con Eleonora Terrile che era per i soli alumni ambassador. Era la prima volta che sentivo Eleonora, ma è stato un momento molto interessante per riflettere sulle nostre organizzazioni e per acquisire un metodo per cercare di organizzarci nel creare contenuti per l’on line, ma anche per l’off line.

Eleonora ci ha suggerito di utilizzare delle vere word map per semplificare il nostro lavoro, organizzando le parole che raccontano la nostra organizzazione e che non la raccontano, in modo da avere ben chiaro quello che dobbiamo andare a toccare e quello che dobbiamo evitare. E’ tutto una questione di “come puoi esprimerlo”, non ci sono cose da non dire, bisogna trovare la chiave giusta per dirle.

Le word map poi sono fondamentali nel lavoro con le agenzie, perché semplificano molto la vita dei copy che devono riuscire a calarsi nell’organizzazione cercando di dare voce al presidente, o agli operatori, in base alle diverse esigenze. Perché non parliamo tutti allo stesso modo!

cinque cose che mi porto a casa

  1. Non dimenticarti la voce

Cerchiamo di individuare una voce adeguata per tutti i nostri strumenti, in base a chi parla, cercando di essere il più naturali possibile.

2. A chi parli 

Conosciamo il nostro pubblico, utilizziamo i dati che ci forniscono i vari analytics per capire chi ha messo il like alla nostra pagina e chi legge il nostro sito, solo così creeremo contenuti adeguati e realmente efficaci.

3. Non devi essere ovunque

Va bene essere sul web, ma non è necessario essere ovunque. Certo, più il campo è largo più abbiamo possibilità di essere trovati, ma attenzione a non sperperare le forze, quando magari è meglio concentrarle su pochi social mirati.

4. Cura il contenuto

Quando scriviamo pensiamo a chi stiamo scrivendo, a come cercherà queste informazioni. Coinvolgiamolo, restituiamogli quello che la nostra organizzazione sta realizzando, facciamo in modo che si senta parte del progetto.

5. E’ tempo di digital!

Dai social non si raccoglie, ma sui social possiamo creare il nostro pubblico, il nostro audience. Possiamo raccontarci per essere sempre più trasparenti e coinvolgenti.

Chiudo la kermesse con una foto con i miei compagni di master, perché per noi Alumni, il Fundraising Day e il Festival del Fundraising sono sempre occasioni speciali per rivedersi!

4 pensieri su “Fundraising day: che traffico!

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