Festival 2017: un resoconto

“Il mio successo è questo, poter costruire una relazione con le persone che ci sostengono”.  Elena Quagliardi.

Il mio festival quest’anno è iniziato giovedì mattina, durante la sessione congiunta Antoniano – Lega del filo d’oro – Messaggero di S. Antonio.

E’ iniziata quando ho finalmente sentito qualcosa nella pancia.

Non è stato facile quest’anno, ci ho messo un po’ a risvegliare il torpore delle mie emozioni. Sono arrivata al festival carica di aspettative, con tante, tantissime domande, con tanta voglia di conoscere persone nuove e incontrare i fornitori.

Non so come sia successo, ma l’entusiasmo si è un po’ spento dopo essere riuscita a beccare due sessioni di fila poco soddisfacenti e forse da un velo di cinismo che mi ha un po’ colta durante la plenaria iniziale.

Andiamo con ordine.

LE SESSIONI

La plenaria è stata sicuramente interessante, ma le è mancato quel quid che ti fa scaldare il cuore, che ti fa smuovere la pancia, che ti dà la carica per affrontare al meglio il festival.

Non mi sono lasciata abbattere, anche lo scorso anno non ero stata particolarmente entusiasta dopo la plenaria iniziale, ma le sessioni sono sempre ottime.

Sfortuna vuole che quest’anno le sessioni non mi abbiano affascinato gran che e per la prima volta sono davvero poche quelle che mi hanno, come si dice, “dato qualcosa”. Spesso erano solo un’infarinatura generale e si parlava senza scendere troppo nel particolare.

Un grazie quindi a Mauro Picciaiola, Marco Granziero e Elena Quagliardi che hanno fatto una sessione molto bella, piena di esempi e soprattutto ricca di numeri! E non sempre i fundraiser portano i risultati numerici di quello che fanno. 

Mi sono resa conto che sono davvero tante le persone che si stanno affacciando nel mondo del Fundraising e quindi è inevitabile che il bagaglio di esperienza che i singoli fundraiser si portano è nettamente differente e quindi può succedere che ad alcune sessioni arrivino domande di svariato genere.

Ecco quindi l’esigenza, a mio parere, di iniziare a pensare dei livelli di approfondimento delle sessioni.

Alcuni relatori, come Roger Bergonzoli, li avevo seguiti lo scorso anno e ho voluto orientarmi verso qualcuno che non conoscevo, spesso anche verso gli stranieri che è davvero un’occasione unica poterli sentire al festival. Ma non sempre hanno dato il valore aggiunto.

Sfortunatamente alcune sessioni me li sono persa per sovrapposizione con altre e spero di poter recuperare presto le slide per riprendere i pezzi, o almeno una parte.

gli extra-sessioni

Quello che mi porto a casa da questi tre giorni però sono le chiacchierate con i colleghi e la condivisione. In primis con Alberto Cuttica e Coen Cagli, a seguire con Marco Granziero che ho scoperto essere l’uomo dietro il panino di S. Antonio, mailing che mi aveva alquanto sconvolto e di cui vi metto qui sotto la foto perché merita!

Per quanto riguarda la cornice, beh…squadra che vince non si cambia. I volontari anche quest’anno hanno dimostrato di essere un esercito della salvezza, in grado di gestire magistralmente sessioni e logistica dell’accoglienza.

IL FUNDRAISER DELL’ANNO

Due parole vanno spese anche sul fundraiser dell’anno. A vincere il titolo è stato Roger Bergonzoli, della Fondazione Santa Rita da Cascia, una persona che stimo molto e che ho conosciuto proprio lo scorso anno al Festival e la sua sessione mi aveva affascinato moltissimo.

la festa

E due parole vanno spese anche sulla festa,  che abbiamo reinterpretato un po’ a modo nostro. Una serata piacevole che, dopo una cena in compagnia e un po’ di danze, è finita a parlare di mailing e digital con i colleghi di Antoniano e Salesiani per il Sociale. Perché uno all’una e mezza di notte dovrebbe stare in pista a ballare quando ci sono dei comodi divanetti dove contarsela su a proposito di strategie e target?

Siamo un po’ scandalosi, lo so!

Però ci siamo anche divertiti eh! Vi lascio una foto, a scanso di equivoci!

Ma qualcuno non si è vestito come il dress code 80s and 70s comanda: ma perché?

LA PLENARIA FINALE

Infine: la sessione finale. E qui le emozioni c’erano e la mia pancia si è sentita chiamata in causa.

Sono stati due i protagonisti della plenaria finale, Francesca Fedeli che ci ha raccontato la storia di suo figlio, colpito da un ictus perinatale e dell’Associazione che ha fondato: Fight the Stroke

E a chiudere la tre giorni è stata l’Orquesta de Instrumentos Reciclados Cateura, in cui gli strumenti sono fatti con i rifiuti della discarica di Cateura. Privi completamente di valore, ma che tutti insieme aiutano i bambini a vivere meglio in questi luoghi di estrema povertà, che permettono loro di avere un riscatto sociale e, grazie ai concerti tenuti in giro per il mondo, di raccogliere le donazioni per avere una casa.

“La gente ci porta i rifiuti, noi vi restituiamo la musica!” ha detto il direttore.

Ma su questo non voglio dilungarmi troppo, vi lascio il video che ho fatto durante la sessione.

E con queste immagini: mi apro alla chiusura.

Che dire di questo festival? Sicuramente quello che ho apprezzato quest’anno è stata la condivisione con i colleghi, vuoi l’esperienza maturata, vuoi le conoscenze e le relazioni costruite in questi anni, ma credo davvero che per il primo anno il valore aggiunto siano state le chiacchierate tra una sessione e l’altra, perché è da quelle che prendono vita le idee.

Nota: la foto della Festa è del mitico Giovanni Pasini. Il resto sono scatti e riprese della sottoscritta.

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