Cerca di essere skillato!

Per essere dei fundraiser vincenti, gli strumenti di fundraising non bastano.

E’ proprio così. Puoi essere un esperto di Direct Mailing, di Donor Care, di Acquisizioni e quant’altro, ma il fundraising è fatto prima di tutto di relazioni ed è importante allenare anche la nostra capacità di gestirle. E’ fatto anche di comunicazione e di parole, bisogna quindi capire quali sono le più efficaci!

Sono convinta che noi fundraiser abbiamo sì bisogno di formarci in occasioni quali il Festival del Fundraising o altri corsi specifici, volti proprio a incrementare le nostre conoscenze sulle tecniche, ma è anche importante andare a sviluppare e ad accrescere tutte quelle abilità complementari, le cosiddette skills, che aiutano a rendere molto meglio nell’ambiente lavorativo.

In questo post voglio raccontarvi due esperienze che ho fatto proprio in queste ultime settimane.  

LA CAPACITA’ DI NEGOZIARE

Grazie al gruppo Assif Lombardia ho potuto partecipare a un corso di Negoziazione tenuto da Alessandra Colonna, CEO della Società Bridge.

Sai quando i milanesi mentre fai ape ti nominano quella cosa che suona così: “Si lavora in un’ottica win win!”.

Quella è l’obiettivo della negoziazione. O meglio, negoziare è lavorare insieme non scendendo a compromessi, ma cercando di valorizzarci l’un l’altro, portandoci a casa quello che ci interessa. Insomma vincendo entrambi.

Alessandra è stata molto brava a condurci gradualmente verso questo obiettivo, per farci capire che la negoziazione, se è fatta bene, ci aiuta davvero a produrre un valore per entrambe le parti sedute al tavolo. Se invece si scende a compromessi, beh non è negoziazione. E’ appunto scendere a compromessi.

Quello che mi sono portata a casa

Per negoziare al meglio bisogna:

  • avere ben chiari gli obiettivi
  • avere ben chiaro il proprio potere di negoziabilità
  • saper comunicare in modo efficace
  • non partire mai con la modalità: “Mo te meno!”

Ovvio che non sempre le cose vanno in un’ottica “win win”, ma se ci si pone chiaramente verso l’altro, avendo ben chiari i nostri obiettivi e comunicandoli con altrettanta chiarezza, la negoziazione è fattibile, altrimenti diventa uno scontro tra titani. Inutile a noi e al progetto che stiamo realizzando.

IL PUBLIC SPEAKING

Non so voi, ma io ammiro quelli che fanno i TED e mi sono sempre chiesta: ma come si fa a parlare così?

Da un anno a questa parte, grazie all’Associazione Alumni del Collegio Einaudi, mi è capitato più volte di dover parlare di fronte a un pubblico di persone. L’apice poi è stato raggiunto quest’anno dato che sono diventata Presidente.

Però la mia prima esperienza risale ai tempi dell’università ed è stata un trauma. Ansia, panico e parole che non mi uscivano. Il filo logico del discorso poi era sparito, disperso chissà dove.

Insomma, quella volta ne ero uscita con questa idea: parlare in pubblico non fa per me.

Poi si cresce, ci si laurea, si è costretti a parlare in pubblico. Si fa un master e si è costretti nuovamente a parlare in pubblico.

Poi si inizia a lavorare e bisogna imparare a rapportarsi con persone differenti cercando di capire, in base al loro comportamento, quale linguaggio è bene utilizzare con loro. E ancora una volta ti ritrovi a parlare in pubblico.

Ho deciso così di partecipare al corso di formazione di Public Speaking organizzato da Atlantis, tenuto da Chiara Alzati, l’unica professionista in Italia che che insegna come applicare il metodo TTI Success Insights ® al Public Speaking. Una giornata intensa ma che ci ha dato gli strumenti per imparare a organizzare il nostro speech, cercando di focalizzarci sull’obiettivo che vogliamo ottenere attraverso le parole giuste da utilizzare.

Non si parla per parlare, altrimenti…cosa parliamo a fare? Soprattutto nell’ambito lavorativo, quando il tempo a disposizione è poco e in poche e buone parole dobbiamo saper andare diretti al dunque.

Credo che questo corso sia stato un ottimo investimento, che ha arricchito sicuramente il mio bagaglio formativo e che mi sento di consigliare a tutti, soprattutto se nel loro lavoro sono chiamati a dover parlare.

Attenzione, non pensiamo che uno speech possa essere fatto solo davanti a una platea, anche in una riunione interna dobbiamo saper essere efficaci.

QUELLO CHE MI SONO PORTATA A CASA

Prima di tutto un metodo fatto di strategia, preparazione e allenamento. Tre step che aiutano a star tranquilli e a non barcollare nel buio quando ci dobbiamo alzare e parlare.

Un paio di occhiali che mi aiuteranno a interpretare al meglio le persone che incontrerò di fronte a me nel mio percorso lavorativo e non solo.

Un’autocoscienza che mi ha fatto capire che tipo sono e che caratteristiche ho. Non lo sapevo, ma ho capito che conoscersi serve tantissimo nel public speaking perché ti aiuta a rapportarti al meglio con chi hai di fronte, sapendo fin da subito dove devi tenere i piedi ben puntati per terra e le spalle larghe.

Chiara è stata molto professionale e molto disponibile e, se vuoi approfondire, ti consiglio di iscriverti alla sua newsletter.

Appena mi capiterà di fare un breve speech, penso proprio che attingerò ai suoi preziosi suggerimenti!

NEGOZIARE E PARLARE

Ripensando a queste due formazioni fatte nelle ultime settimane, mi sono resa conto di quanto vadano di pari passo e quanto si intreccino con il lavoro che faccio quotidianamente. Ovviamente in questo post ho raccontato principalmente la mia esperienza di fundraiser, ma sono convinta che queste skills siano proprie di ogni lavoro, perché entrambe aiutano a lavorare meglio da soli e soprattutto in team.

E tu hai mai partecipato a formazioni di questo tipo?  Ti va di raccontarmi la tua esperienza?

 

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