Buoni propositi per buoni Fundraiser!

Possibile che mentre guardavo Mary Poppins mi sono ritrovata a riflettere sulla figura del Fundraiser? Possibile. Durante questo 2018 mi è capitato più volte di raccontare il mio lavoro, di essere contattata per dare consigli pro bono ad amici e conoscenti che avevano bisogno di due dritte sul fundraising.

Mi sono stati chiesti: pacchetti preconfezionati, pacchetti di contatti pronti, magie, miracoli e quant’altro. Qualcuno si è indignato di fronte al “dover chiedere”.

Le richieste sono state davvero varie, andavano a toccare diversi aspetti pratici, ma anche relativi a che cosa sia il fundraising veramente e cosa faccia il fundraiser. 

E perché non far diventare la narrazione della nostra professione un buon proposito?

Ecco qua i buoni propositi per buoni Fundraiser o, meglio, le cose da non perdere mai di vista, per essere dei Fundraiser praticamente perfetti (o quasi!)

Organizzazione

Nel non profit non siamo bravissimi con date e scadenze! Ci piace prendercela con comodo perché siamo il non profit, eppure vi assicuro che le to do list personali e i semplici Gantt temporali condivisi con i colleghi e con il fornitore aiutano a tenere il ritmo e a non perdersi dietro cose futili.

La prima volta che mi hanno chiesto di fare un gantt ho avuto le mie difficoltà, perché mi sono ritrovata di fronte a uno strumento nuovo e poco in linea con la mia formazione precedente. Ho iniziato a leggere diverse risorse gratuite che ho trovato in rete, ho creato decine di Gantt inutili e troppo complessi per il mio lavoro e pian piano mi sono resa conto che il Gantt può essere semplificato e applicato alle attività di noi Fundraiser, a quello che ci serve.

Quello che ti regalo qui sotto, è un gantt (troverai uno zip!) che puoi utilizzare per il tuo mailing o per tutte le attività che devi organizzare! Alla tua sinistra, troverai le attività da fare divise per step e il nome del responsabile di ogni step, alla destra i mesi suddivisi in giorni. Questa è una struttura che io trovo comoda per pianificare il mailing, ma può essere tranquillamente integrata e ordinata a piacere. Puoi anche organizzarla in settimane e adattare questo schema al piano strategico della tua raccolta fondi annuale. È un semplice Excel, ma che ti aiuta a tenere un po’ il ritmo del lavoro. 

Se poi quello che vi cruccia è il “lavoro a distanza”, via libera a tutti gli strumenti che rientrano nel mondo dei cloud, come Google Drive e Dropbox e, per sentire il team, il mio consiglio è usare Slack

Tutti questi strumenti aiutano ad avere un anno più organizzato e a lavorare sempre meglio, con più efficacia ed efficienza. È uno degli obiettivi che mi pongo sempre!

FORMAZIONE

Durante l’anno compro spesso libri di settore, dal Fundraising al mondo del marketing e del social media marketing. Li compro, li inizio e spesso non ho il tempo, o non lo voglio trovare, per leggerli davvero bene! E allora in questo nuovo anno mi auguro di dare fondo alla libreria che mi sono costruita, perché è vero che bisogna “buttarsi e fare”, ma è necessario anche studiare e imparare da chi ha già fatto, da chi ha le mani più in pasta di noi e ha quindi l’esperienza per insegnarci qualcosa.

Ogni anno metto sempre sul piatto delle occasioni di formazione. Sono sempre più scettica sui momenti di formazione gratuita, troppo spesso ho partecipato a corsi dai contenuti blandi e poco corposi.

Fortunatamente non sempre è così, quest’anno ho partecipato a un paio di corsi gratuiti sul GDPR. Tra tutti ho apprezzato quello organizzato da ASSIF in primavera, pensato per soci e non. Sono stata lì con il DPO della mia organizzazione, che ha apprezzato molto la formazione e la preparazione dell’avvocato che teneva la sessione.

Spero che nel 2019 non mancherà l’appuntamento con il Festival del Fundraising (non mi sono ancora iscritta!), più come momento di scambio con i colleghi che come formazione accademica vera e propria. Il Festival fornisce spunti e idee, ma non sempre insegna “a fare” nello specifico, dipende molto dalle sessioni e dalla generosità di chi le tiene.

Ecco quindi che spero nel 2019 di frequentare un corso che aiuti a leggere meglio i numeri nel Fundraising organizzato da Centrale Etica e un corso di Design Thinking. Su questo secondo corso non ho le idee ben chiare, vedo che ce ne sono davvero tanti. Ho iniziato a farne qualcuno sul web e ho visto che ce ne sono anche dell’Accademia Ninja. Se hai suggerimenti e/o idee in merito, ti prego scrivimi!

curiosità

Prima ancora della formazione, ci deve essere la curiosità. Sì, perché il Fundraiser deve avere l’occhio sempre ben vispo e deve essere curioso, deve incuriosirsi di fronte ai cambiamenti del vento e alle nuove strategie che ancora non conosce.

Perché dopo il “Wow” iniziale, è bello capire come funzionano le cose, come posso replicarle nella mia organizzazione, come posso crescere e migliorare.

Il Fundraiser ha sempre gli occhi ben aperti sul mondo profit e non profit, perché le buone idee arrivano da ogni parte!

DIVULGAZIONE

C’è una cosa che noi Fundraiser non sappiamo ancora fare al meglio: raccontare chi siamo e cosa facciamo.

Complice il fatto che lavoriamo nel terzo settore e che quindi: “Non possiamo essere pagati!”, pensate quando iniziate a raccontare alle persone che “chiedete soldi per aiutare le vostre organizzazioni”. Lo scandalo.

Veniamo quindi visti in modi diversi, a seconda di chi sia il proprietario dello sguardo che si posa su di noi.

Il fundraiser Mary Poppins

Molte organizzazioni non profit vedono la figura del fundraiser come quella di Mary Poppins, con la risposta pronta a ogni problema, un po’ maga, un po’ badante.

Magari avessimo la risposta a tutto! A quest’ora starei in televisione con un numero verde in sovrimpressione e mi venderei come una novella Wanna Marchi. E invece no.

A quanti ci vedono così, dobbiamo ricordare (e ricordarci!) che dietro il lavoro dei fundraiser ci sono studio, ascolto, strategia, pianificazione e formazione.

Possiamo assomigliare a Mary Poppins, ma a quella Mary Poppins che arriva a Cherry Three Lane e legge al signor Banks la lettera scritta dai figli: Jane e Michael.

Mary legge i desiderata dei due bimbi, ma soprattutto osserva la famiglia, cerca di capire quali sono quelli del signor Banks e della signora Banks. A questo punto, da tata super quotata, mette in campo tutta la sua professionalità e cerca di sistemare la situazione di disagio in cui verte la famiglia dopo la fuga di Tata Katie.

il fundraiser signor dawes

Tra le scene che preferisco di Mary Poppins c’è quella che si svolge in banca. Il signor Banks viene involontariamente convinto da Mary Poppins a portare i suoi figli in Banca.

Durante il tragitto il piccolo Michael vorrebbe donare alla vecchietta, seduta sotto alla Cattedrale di Saint Paul, i suoi due penny per dar da mangiare ai piccioni. Ma il signor Banks non sembra essere d’accordo e men che meno lo sono i colleghi della banca.

Comincia quindi una divertente scenetta che mi ricorda il modo di raccontarsi di qualche organizzazione non profit. Per la serie: “Vuoi un disagio? Noi lo abbiamo.”

Ogni organizzazione è libera di comunicarsi come preferisce, ma fare il catalogo dei problemi che si cerca di risolvere è poco etico e professionale. Sembra di stare nella corsia del supermercato a scegliere i biscotti per la colazione.

Il donatore, Michael, è stordito da tutte le cose che dicono, tanto che alla fine cede e lascia i due panny e il signor Dawes senior li prende subito dalle sue mani. Quello che succede dopo è storia.

Qualcuno ci vede proprio come il signor Dawes, pronti a sottrarre i soldi alle persone, soprattutto agli anziani – sì, me lo hanno proprio detto!

Noi Fundraiser non siamo tutto questo. Non dobbiamo e non vogliamo stordire il donatore per “sottrargli” la donazione. Lo ripeto ancora una volta, siamo dei traghettatori.

Spesso i donatori vogliono capire cosa fa la nostra organizzazione, vogliono sapere se i loro soldi li stanno investendo, sì uso la parola investimento, in modo corretto. Se non sono soddisfatti oppure non ci reputano adeguati o interessanti per il loro dono, dobbiamo solo farne tesoro e capire dove e stiamo sbagliando.

I donatori vanno ascoltati, perché oltre alla nostra, esistono migliaia di altre realtà non profit. E dato che i donatori sono a loro volta stakeholders, è bene comprendere cosa pensano, quale visione hanno di noi e come possiamo renderli partecipi della nostra organizzazione, come possiamo farli sentire coinvolti. 

Questo va ricordato alle persone che si affacciano al mondo del fundraising e che spesso restano  sconvolti dal dover chiedere per avere donazioni. Il punto è sempre lo stesso: nessuno si sveglia al mattino e dal nulla decide di fare una donazione alla vostra organizzazione non profit, ma la donazione non va chiesta come se fosse un riscatto o peggio ancora un ricatto. 

in breve

Non voglio dilungarmi oltre, anche perché questo paragrafo porta il titolo “in breve”.

I buoni propositi te li ho detti, non so se li condividi. Ma quello che faccio voglio farlo al meglio. Inciampando, sbagliando, ottenendo piccoli successi, ma sicuramente imparando tanto, tanto, tanto ogni giorno, con organizzazione, formazione, curiosità e divulgazione.

Buon anno, caro collega che sei capitato da queste parti! Ci rivediamo nel 2019, carichi e pronti ad affrontare nuove sfide e con un obiettivo di raccolta fondi da raggiungere! 

E ora…trenino!

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