All is going well

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Tornando in treno in uno dei miei numerosi viaggi verso l’Emilia Romagna, ho pensato di scrivere ai ragazzi che ho conosciuto quest’estate a Manchester durante una Summer School. Abbiamo pensato di sentirci tramite il caro Whats App, un ottimo sistema per comunicare in modo rapido e sentire persone che abitano in posti lontani.

Il raggio di azione di questo gruppo in realtà non è così esotico come potreste pensare, siamo tre italiani e uno spagnolo, ci sentiamo saltuariamente, ma ogni occasione è buona per raccontarci quello che stiamo facendo e scambiarci i messaggi utilizzando l’inglese.

Ognuno di noi ha raccontato cosa sta “combinando” in questo periodo e tra le varie frasi uscite, una mi ha colpito su tutte. Si tratta di un’espressione che magari ai più può sembrare banale, eppure in sè racchiude una profondità non da poco.

All is going well. Va tutto bene. 

Onestamente, quanto vi capita di sentirlo ultimamente?

Se apro la mia bacheca di Facebook, posso contare sulle dita di una mano i messaggi felici, i post dove la gente vuole contagiare gli altri con le emozioni positive. I social sono diventati una valvola di sfogo, un modo per urlare al mondo i nostri problemi o per cercare negli altri il sostegno nelle nostre sventure.

Giusto o sbagliato che sia, ognuno su Facebook condivide la sua storia, attraverso il suo punto di vista…e accidenti! Non siamo mai contenti! 

Vi dirò di più, non riusciamo nemmeno a vedere il bene che ci passa davanti. Non ci credete?

Frecciarossa giovedì mattina

Sono salita sulla carrozza assegnatami da Trenitalia per prendere il mio posto, accanto a me c’era una signora con un tutore al braccio che le bloccava completamente l’arto, come se avesse il braccio rotto. Vedendola litigare con la giacca, mi sono offerta di aiutarla ad appenderla al minuscolo gancio adibito ad appendiabiti. Già è un’operazione difficile da compiere con due mani, figuriamoci con una.

Beh, la risposta che ho ricevuto oscillava tra l’antipatico e l’odioso. “No grazie, sono ancora capace!”. Accidenti! Non avrei mai immaginato di poter offendere qualcuno nell’offrire il mio aiuto! 
Personalmente cerco di aiutare le persone che vedo in difficoltà, non mi piace stare a guardare, è una cosa che mi fa soffrire, eppure certa gente non lo merita. 
Dopo pochi minuti gli steward ci hanno portato la colazione, mentre bevevo il mio succo di frutta e mangiucchiavo i biscotti, la signora ha perso una manciata di minuti a litigare con il suo pacchetto di biscotti. 
Capisco sia un disagio viaggiare con un braccio praticamente inutilizzato, ma penso non ci sia niente, ma proprio niente di male quando una persona ti offre il suo aiuto. Se fosse stata meno antipatica, le avrei appeso la giacca e anche aperto i biscotti. Che male c’era? E magari la sua giornata prendeva anche una piega diversa! 

Penso che le occasioni per dire “All is going well” si presentano davanti a noi ogni giorno. Non sappiamo bene come, ma le possibilità ci sono! Homo faber ipsius fortunae, dicevano, ed è così. Non deve essere tutto perfetto per dire: “Va tutto bene!”, semplicemente bisogna trovare le lenti adatte per affrontare la giornata al meglio! 

Qualche settimana fa per guardare l’eclissi vi siete muniti di mascherine e lenti adeguate, beh dobbiamo trovare quelle adatte a vedere “rosa” le nostre giornate.

Sempre in Inghilterra quest’estate ho imparato un’altra cosa. Durante i saluti di fine esperienza una signora ha usato questa frase: “Bad days are only experience.” E’ vero, certo è difficile da accettare, da vivere. Eppure è la realtà. Qualsiasi cosa è un’esperienza. Lo è stata anche per me ricevere “un due di picche” dalla simpatica signora, ho imparato che non tutti apprezzano essere aiutati. Ognuno scrive le sue giornate, la sua vita con i colori che vuole. Nel mondo abbiamo un sacco di sfumature…perché non proviamo a usarle tutte per rendere la vita sempre più colorata? 

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