5×1000? Presente!

Ebbene, è quel periodo dell’anno in cui:

  • sbucano manine che chiedono il 5
  • i colleghi ti scrivono, orgogliosi di mostrarti quella nuova campagna
  • i presidenti ti dicono che l’anno scorso è andata così, ma quest’anno con il doppio di 0 (zero) devi raccogliere il triplo dell’anno prima
  • sembra che non ci siano altre ragioni di vita

Sì, hai capito bene, è quel periodo dell’anno in cui ci si straccia le vesti per la Campagna 5×1000.

Ma posso dirti una cosa? Posso svelarti un segreto?

Ci sono dei miti da sfatare sul 5×1000.

Diamo biglietti a tutti i commercialisti e quest’anno facciamo il botto

Ma magari! Certo, la promozione presso CAF e commercialisti può servire a qualcosa, ma la prima cosa che bisogna ben tenere presente quando parliamo di 5×1000 è che non siamo gli unici a chiedere.

Il mercato del 5×1000 è invaso da tutte le organizzazioni non profit presenti sul suolo italiano. Okay, non ci sono tutte, ma una grandissima maggioranza di queste si affaccia nel mondo del 5×1000 perché è uno strumento di raccolta fondi facilmente accessibile.

Ma facilmente non significa: da sottovalutare o prendere alla leggera.

Le campagne FAI-DA-TE funzionano, a volte. Ma non sempre si riesce ad avere quel qualcosa in più e quindi spesso i presidenti sono scontenti, i volontari si stracciano le vesti, ma poi di fatto il ritorno è basso…

Il punto è molto semplice: è sempre bene tenere presente che si tratta sempre  di una campagna e l’investimento premia.

Commercialisti, amici, simpatizzanti e iscritti alla tua newsletter sono sicuramente la cerchia più stretta dove andare a bussare. Se poi lavori in una realtà territoriale, è giusto chiedere in prossimità piuttosto che andare a livello nazionale.

Ma serve sempre e comunque una strategia di approccio, non basta buttarsi “a babbo morto”, come si dice dalle mie parti.

Il 5×1000 è fundraising vero

Il 5×1000 non è Fundraising vero. Fare fundraising significa entrare in relazione, costruire una relazione con il donatore, chiedere e ringraziare.

Come si chiamano le persone che donano il 5×1000 alla tua organizzazione?

Hai i loro nomi e cognomi?

No, non li hai.

Ecco perché il 5×1000 sta un po’ antipatico ai fundraiser. Sarebbe fantastico conoscere chi sceglie di destinarci il suo 5×1000. Non voglio sapere quanto mi porta ogni singolo firmatario, perché quella informazione è relativa al reddito e non la voglio sapere. Mi basterebbe conoscere i nomi delle persone, per poterle ringraziare.

Cosa voglio dire con questo?

Il 5×1000 richiede un investimento, perché senza, si riesce a confermare l’obiettivo dell’anno prima con poche speranze di crescita. Ma l’investimento va fatto proporzionalmente a quello che possiamo spendere e all’obbiettivo che ci poniamo.

Le grandi realtà come Il FAI o Emergency oppure ancora AIRC, raccolgono molto con il 5×1000 perché fanno grandi investimenti, hanno una notorietà nazionale e spesso hanno pubblici con redditi significativi, penso soprattutto al FAI.

Da parte loro l’investimento è importante, ma è in linea con la loro notorietà, non ci stupiamo di trovare in metro i loro manifesti, perché il nostro cervello nel vederli dice immediatamente: “Loro possono”.

Ma se loro possono, noi come possiamo? Tu come puoi?

E’ il momento!

La prima domanda da farsi è: quando si fa partire la campagna 5×1000?

La risposta che mi sono data in questi anni è che: siamo sempre in campagna 5×1000.

Ti faccio un esempio.

Ricevo newsletter di ogni tipo, di cose diverse tra loro.

Un giorno il mio ragazzo mi diceva che voleva comprare delle abat-jour per la stanza. Mi è venuto in mente che sono iscritta da tempo a West Wing, ex Dalani. In quel momento, una cosa che conoscevo da sempre, mi è tornata utile per soddisfare un bisogno. Questo è il simpatico modo che il profit utilizza per farci spendere soldi.

Come rendere questo utile al non profit?

Semplice. Bisogna esserci tutto l’anno.

Se il fundraising non è uno sport stagionale, ma è uno sport da praticare sempre, vicino e lontano dai pasti, la campagna 5×1000 ha sì un picco nei mesi primaverili in cui si fa una vera richiesta, ma di fatto è attiva 12 mesi l’anno.

Questo significa che dobbiamo ricordare ai nostri soci, amici, iscritti alla newsletter che esistiamo. Non in modo invasivo, ma semplicemente raccontando quello che facciamo, come lo facciamo, perché ci siamo.

Creiamo newsletter, dem di richiesta con belle storie, coinvolgiamo lo staff.

Scriviamo lettere ai nostri donatori, ringraziamoli quando donano, scriviamo anche a chi chiede solo di restare in contatto con noi. Una letterina l’anno, magari due e forse il nostro logo non gli sarà del tutto sconosciuto quando arriveremo nelle loro case a chiedergli il 5×1000.

Organizziamo eventi per il territorio, coinvolgiamo, appassioniamo, contagiamo.

Se abbiamo una raccolta fondi strutturata, sfruttiamo l’invio della rendicontazione delle donazioni per ricordare che potranno detrarle dalla loro dichiarazione dei redditi e magari donarci il 5×1000. Al tuo donatore non costa nulla, perché quei soldi verrebbero comunque prelevati dalla sua dichiarazione!

L’invio della rendicontazione ci offre tante possibilità. Pensa che c’è anche chi sfrutta l’invio della rendicontazione per dire che non ci sono donazioni da rendicontare, perché lo scorso anno non hai sostenuto l’organizzazione. Piuttosto colpevolizzante e abbastanza estremo per i miei gusti! Attuabile solo da grandi brand che possono “correre il rischio”.

però non ci dai una ricetta

Vero, non ti ho dato una ricetta per il 5×1000, ma la verità è che come sempre non ci sono pacchetti preconfezionati. Ci sono la tua organizzazione, la sua mission, il suo budget e i suoi obiettivi di raccolta, il suo database con i suoi donatori.

La regola di base è questa: non possiamo permetterci di diventare stalker da marzo a luglio. Il 5×1000, ma più in generale la raccolta fondi si costruisce giorno dopo giorno. Ricordiamoci che la gente non si sveglia al mattino e pensa: “Oh, a chi posso fare una donazione oggi?”.

Se vuoi altri dettagli, la mia porta è sempre aperta! Scrivimi! 

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